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Sblocco gas russo e navi nel Golfo: due problemi per l’Europa | L’analisi di Paolo Gnes

Trump ha annunciato la volontà di sospendere le sanzioni sulle importazioni di petrolio e gas russi, per compensare con maggiore offerta il blocco di Hormuz e calmierare i prezzi, anche se la maggior causa dell’aumento del prezzo dei carburanti negli Usa non è l’accresciuto costo delle importazioni di greggio e derivati (essendo gli Usa esportatori netti), ma l’aumento dei profitti delle società del settore.

Senonché tali sanzioni erano state imposte dagli Usa, costringendo anche l’Europa ad aderirvi nonostante i gravissimi danni che avrebbe subito, al fine di ridurre le risorse accessibili alla Russia per continuare l’aggressione all’Ucraina.

Questa decisione, unilaterale e senza richiesta neppure di un cessate il fuoco, ferisce la dignità e l’interesse nazionale non solo dell’Ucraina, ma anche dell’Europa, rimasta ormai sola a difenderla.

Rappresenta un ulteriore passo del voltafaccia di Trump a favore di Putin, iscrivibile nel complesso quadro dei loro rapporti.

La mossa di Trump mette in difficoltà l’Europa perché, riducendo comunque l’efficacia delle sanzioni se continuate solo da parte sua nel momento in cui il blocco di Hormuz ne rende più onerosa l’applicazione, facilita l’opposizione interna delle quinte colonne.

Ciò che è essenziale resta comunque il supporto dell’Ucraina e l’impegno europeo a prestarlo fin dove necessario.

L’andamento dell’attacco all’Iran non pare riflettere le trionfalistiche dichiarazioni di Trump.

Non sono alle viste né la caduta né l’assoggettamento del regime degli Ayatollah, che conserva un’elevata capacità di ritorsione su Israele, basi Usa e paesi del Golfo, nonché mezzi di difesa del territorio che non incoraggiano attacchi da terra.

Soprattutto, Usa e Israele non hanno acquisito il controllo di Hormuz, il cui transito resta esposto all’attacco dei Pasdaran, con conseguente blocco, se non (pare) per i Paesi amici.

In tali difficoltà, Trump ha lanciato un appello a gran parte dei Paesi interessati al transito nello stretto perché inviino loro navi da guerra per contribuire a garantirne il transito.

Non v’è dubbio che l’Europa abbia un forte interesse alla navigabilità dello stretto di Hormuz (e del Mar Rosso), ma che il miglior modo per garantirla sia accodarsi a Trump è tutto da vedere.

Ha scatenato senza neppure informarci un’aggressione illegittima che non sa come concludere e ora ci chiede di aggregarci subendo le conseguenze delle sue decisioni, continuando ad esserne esclusi.

Aderendo, accetteremmo una condizione di sudditanza non dignitosa, contraria ai nostri interessi e in questo momento molto pericolosa.

Correttamente, quindi, la Ue ha respinto ieri la richiesta di Trump.

Meglio per l’Europa agire attivamente ma autonomamente, attivando e raccordando le sue capacità di deterrenza a supporto di una convinta azione diplomatica intesa, in coerenza con la sua estraneità al conflitto, a risolverlo pacificamente.

Per farlo con successo, deve comportarsi da potenza, avviando la creazione dei necessari presupposti.

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