Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Sanna (S&P Global Ratings): «2021 anno chiave per le banche italiane, ma il contesto in Italia e in Europa è cambiato»

Cerca
L'AUTORE DELL'ARTICOLO
ANALISI E SCENARI
OSSERVATORIO IDEE
OSSERVATORIO IMPRESE

«Il 2021 sarà il vero anno chiave per le banche italiane». Con queste parole Mirko Sanna ha rimandato il bilancio sugli effetti del Covid-19 nel settore bancario. Nell’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore, il Director Financial Institutions di Standard&Poor’s Global Ratings ha espresso il proprio parere sul panorama bancario italiano, in bilico perché gli effetti della pandemia, oltre al suo sviluppo futuro, non permettono ancora di capire quale sarà il futuro.

Il lockdown e la chiusura delle attività hanno avuto un impatto importante sui margini presentati nei bilanci semestrali delle banche, ma lo scenario futuro incerto non aiuta di certo a prevedere quanto gli sforzi messi in atto in questi mesi sia servito a evitare il peggio. «A differenza delle crisi passate – dice Sanna – sono già stati compiuti accantonamenti di natura potenziale in misura rilevante, ma prima di capire se saranno stati sufficienti occorrerà attendere il termine del periodo di moratoria, oltre che vedere come procederà la pandemia, se la ripresa dei contagi porterà a nuovi lockdown o meno. Per questo gli ultimi mesi di quest’anno e i primi del prossimo saranno cruciali».

La stima per le banche italiane da parte di S&P è «un costo del rischio medio di 140-150 punti base nel 2020 e nel 2021, mentre nell’arco dei prossimi 3 anni prevediamo perdite per 55 miliardi sul settore privato, 10-15 miliardi dei quali legati agli Npl che si portano in eredità dagli anni precedenti». Uno scenario preoccupante, ma non catastrofico, che lascia un flebile filo di speranza sulla possibilità di raddrizzare quest’anno nero.

Secondo il Director Financial Institutions di S&P, le differenze riscontrate con le passate crisi economiche stanno in due aspetti fondamentali: la maggior capitalizzazione e il contesto più favorevole per il sistema bancario, a cui hanno contribuito Governo italiano e Unione Europea abbandonando l’austerità. Scenario inedito, che però non cancella la delicatezza della situazione bancaria italiana che, escludendo quelle greche, è una delle più a rischio per ragioni strutturali come le «eredità che altri non hanno come un rapporto di partite deteriorate pari al 7-8% dell’ammontare complessivo di prestiti, oppure le difficoltà nel recupero degli stessi crediti».

Sanna ha definito inevitabile l’operazione Ubi-Intesa Sanpaolo e ha, infine, minimizzato sui rischi maggiori delle banche, che hanno assorbito in parte l’aumento di debito fronteggiato dal Governo per le misure anti-Covid. «Il problema principale sta nella possibilità degli stessi istituti di finanziarsi sui mercati, che è strutturalmente molto legata al merito di credito percepito sul debito sovrano. L’intervento di supporto della Bce ha reso più stabile l’accesso al funding all’ingrosso, ma non c’è dubbio che le banche italiane subiscano la volatilità dello spread, che il legame con il rischio Paese finisce per esasperare».

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.