I miliardi dell’Ue per ora ce li sogniamo: a sostenerlo è Sandro Iacometti su Libero. «Dal governo e da Bruxelles – osserva Iacometti – continuano a ripeterci che l’Italia non è in ritardo sul Recovery fund. Ebbene, hanno ragione. Per quanto lenta potrà essere, e lo è fino all’inverosimile, l’individuazione da parte del nostro Paese dei progetti da foraggiare con i soldi della Ue, non riusciremo mai a restare indietro».
«Il motivo è semplice – secondo il giornalista di Libero –: l’Europa è ferma. Già. Avete presente il tormentone quotidiano sulla valanga di quattrini che pioverà sulla nostra economia? Le vagonate di euro che finanzieranno ogni settore e ogni riforma? I 200 e rotti miliardi che faranno diventare tutti nababbi? Beh, intanto qualche giorno fa abbiamo scoperto che nel calcolo complessivo del dare e avere i soldi veri (quelli a fondo perduto) che arriveranno all’Italia, non saranno affatto 80 miliardi come tutti si ostinano a dire, ma circa 36, il 2% del Pil. I conti, per chi non si fida, li ha fatti la Bce. Ma il bello è che forse non arriveranno nemmeno quelli. Eh sì, perché il Recovery fund non è una legge o una direttiva, ma una proposta. E la strada su cui sta camminando diventa ogni giorno più stretta. Che l’accordo sul programma ancora non ci fosse, malgrado i festeggiamenti ed i sogni ad occhi aperti, lo sapevamo da un pezzo. Il problema era sorto già a luglio, anche se tutti hanno finto non ci fosse. Per la fretta di annunciare al mondo il fantasmagorico piano anti Covid, infatti, Bruxelles ha messo sotto il tappeto una serie di nodi che avrebbero messo a rischio l’accordo. Di qui l’idea di sottoscrivere un compromesso di facciata con tanti numeri e poca sostanza. I risultati si vedono oggi. Dopo una serie di segnali preoccupanti, e per nulla marginali, arrivati nei giorni scorsi, ieri pure il governo ha finalmente ammesso che i soldi sono a rischio».








