Per la Rai si avvicina il momento delle nomine e nei Palazzi romani la fibrillazione è alta. Il “metodo Draghi” per l’assegnazione degli incarichi spiazza chi era abituato a discussioni fino all’ultimo secondo e a nomi messi in giro a volte per sviare, altre per alzare il prezzo della trattativa. «Sono pienamente d’accordo con le scelte di Mario Draghi, passate, presenti e future: non abbiamo niente da chiedere», si è limitato a commentare il segretario della lega, Matteo Salvini.
A Palazzo Chigi sembra prevalere il “metodo del silenzio”. Draghi ascolta pochi fidati consiglieri, i ministri competenti ma poi, di fatto, decide di testa sua. A testimoniarlo sono i recenti arrivi di Dario Scannapieco e Luigi Ferraris, posti rispettivamente ai vertici di Cdp e Ferrovie dello Stato. Il primo, da sempre considerato un “Draghi boy”, fu chiamato nella sua squadra al MEF dall’allora direttore generale del Tesoro, quando era ministro Carlo Azeglio Ciampi. Da lì che è poi sbarcato alla vicepresidenza della Bei. Il secondo è un manager silenzioso, la cui voce si sente soltanto in occasione della presentazione dei risultati di bilancio e dei piani industriali.
Riservatezza e indipendenza sembrano, dunque, le doti più apprezzate dal presidente del Consiglio quando è chiamato a selezionare chi deve ricoprire incarichi di rilievo. Si è dimostrata una particolare attenzione alla presenza femminile: non è un caso se nella lista del MEF per il Consiglio d’Amministrazione di CDP sono entrate quattro donne e tre faranno parte di quello di Ferrovie dello Stato. Di come agisca Draghi si era d’altronde già avuta avvisaglia nel repentino avvicendamento di Domenico Arcuri con il generale Paolo Figliuolo nel ruolo di commissario Covid. O nella scelta di Elisabetta Belloni per il Dis, o ancora di Maria Chiara Carrozza per il Cnr.
Oltre che ai suggerimenti di Francesco Giavazzi, suo consigliere sul dossier, sembrerebbe esserci poco spazio alle discussioni con i partiti, ma grande attenzione al curriculum e agli obiettivi che si intendono raggiungere. Nei prossimi mesi sono circa 500 le posizioni da coprire, tra consiglieri di amministrazione e sindaci di società partecipate direttamente o indirettamente dal ministero dell’Economia. Dal Gse alla Sogei, fino a Invimit, per citare soltanto le più importanti. Oltre a una poltrona da consigliere Consob e una nel collegio Antitrust. Al lavoro ci sono alcune società di cacciatori di teste. La sensazione è che i più abbiano ormai capito che gli spazi di manovra sono molto limitati, c’è il “metodo Draghi”.








