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Sabino Cassese (giudice emerito Corte Costituzionale): «La ministra Azzolina non ceda sui concorsi per gli insegnanti: si devono fare»

“La scuola e i concorsi da fare”: il Corriere della Sera titola così l’editoriale firmato da Sabino Cassese (giudice emerito della Corte Costituzionale) su uno dei temi caldi del momento.

“Una inedita alleanza Lega, Pd, sindacati della scuola – sottolinea – dopo aver spinto per rinviare ad ottobre il concorso straordinario per la scuola bandito ad aprile, vuole ora che non si faccia. «Si apra il tavolo per una soluzione migliore», ha detto qualcuno.

Qualcun altro ha proclamato: «non fare nessun concorso»; «stabilizzare le migliaia di precari che insegnano già da anni». Resiste coraggiosamente la ministra Azzolina. È necessario non solo perché i candidati sono il doppio dei posti, ma anche perché il sistema scolastico è nazionale, i supplenti sono stati scelti dagli uffici scolastici regionali e in qualche caso dai dirigenti scolastici, sulla base di criteri diversi e talora non rigorosi. Ma ci sono molti altri motivi per cui bisogna fare i concorsi. Ci obbliga la Costituzione, articolo 97: «agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso».

Solo con il concorso (con un concorso fatto perbene) si può misurare il merito, cioè qualità, esperienza, capacità, abilità. C’è un ulteriore motivo per reclutare i dipendenti pubblici mediante valutazioni imparziali del merito, aperte a più concorrenti, e questo riguarda specificamente la scuola. L’istruzione è un fattore chiave del benessere individuale, della crescita economica, della partecipazione politica. Se si vuole trasferire potere al popolo, il mezzo migliore è l’istruzione. Essa è invece il tallone d’Achille italiano.

Per questo non ci possiamo permettere di assumere insegnanti senza un criterio e senza una autentica selezione comparativa. C’è un ultimo e più generale motivo per assumere personale con procedure selettive e competitive. Lo Stato, se vuole che la società rimanga coesa, deve avere e rispettare un minimo di regole comuni, perché non esiste uno Stato «fai da te». Non può, sotto la spinta dell’emergenza (ma in Italia siamo sempre in emergenza) creare regimi di eccezione. In questo caso, un regime che invoglierebbe tutti a conquistare un posto precario per poi ottenere il posto di ruolo. Quelli che si riempiono la bocca con la parola popolo dovrebbero ricordare che questo è composto di cittadini con gli stessi diritti e che i privilegi chiudono la porta ad alcuni. Un plauso alla ministra Azzolina: non ceda.

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