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Sabino Cassese (costituzionalista): «Il Governo deve affrontare una situazione inedita nella storia repubblicana, ecco quale»

Il nuovo esecutivo è chiamato alla prova di mettere insieme quantità e qualità.

Così Sabino Cassese sul Corriere della Sera: “Il governo che si è appena insediato – scrive l’editorialista – deve affrontare una situazione nuova, inedita nella storia repubblicana.

Dovrà rispondere a un Parlamento ridotto nel numero, nel quale, quindi, il peso di ciascun parlamentare è relativamente maggiore.

È un caso nel quale la quantità diventa qualità: mutamenti puramente quantitativi possono risolversi, a un certo punto, in distinzioni qualitative, come insegna la filosofia hegeliana.

Infatti, il minor numero dei parlamentari in ciascuna Camera implica che anche il «cambio di casacca» di pochi rappresentanti possa comportare difficoltà per il governo.

Una seconda conseguenza riguarda ancora più direttamente i ministri, perché quattro quinti dei componenti del governo sono parlamentari e debbono dividersi tra il ramo legislativo e la funzione esecutiva, senza però far mancare la maggioranza in Parlamento.

Il legame più stretto tra governo e Parlamento, che viene così necessariamente a costituirsi, comporta cambiamenti necessari dell’azione di governo.

Più in generale – aggiunge Casssese – la bilancia dei rapporti Parlamento-governo dovrà ritornare a pendere dalla parte del Parlamento.

E questo produrrà il ripristino del «figurino» costituzionale, tradito negli ultimi decenni dalla «Costituzione vivente».

I problemi non finiscono qui, perché se ne aggiungono altri due, che sono andati aumentando di peso negli ultimi anni. Il primo è prodotto dalla dissoluzione della separazione tra politica estera e politica interna.

Un altro cambiamento importante nel sistema di governo italiano è quello che deriva dall’esperimento regionale, che ha ormai raggiunto il mezzo secolo di vita.

I governi nazionali debbono, in molte materie, non solo quelle definite concorrenti, informarsi reciprocamente, discutere, negoziare, co-decidere con le regioni.

E questo si è visto molto bene durante la pandemia, quando le regioni, anche perché forti del loro sistema presidenziale, hanno fatto la voce grossa con i governi nazionali.

Una delle prime regole di ogni governo è di non rimanere prigionieri delle questioni urgenti, che tendono sempre a prendere la mano a quelle importanti”.

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