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Francesco Rutelli (ex sindaco di Roma): «La rivoluzione verde è un’urgenza che non possiamo più sottovalutare»

«L’emergenza ambiente è stata sottovalutata: il dossier passi nelle mani del premier». Lo afferma l’ex ministro e sindaco di Roma, Francesco Rutelli, intervistato da Luca Fraioli per la Repubblica.

Cosa l’ha spinta a scrivere questo documento sull’urgenza di una rivoluzione verde?

«So alcune cose e sento il dovere di condividerle. Mi occupo di questi temi da decenni: nel 1989 coniai lo slogan “futuro sostenibile”, se mi avessero pagato il copyright per quell’espressione oggi sarei ricco (ride). Un giorno raccoglievo firme a Largo Argentina per mettere al bando i gas che provocano il buco dell’ozono. Mi si avvicinò un romano: “Un buco nello zoo? Firmo subito pe’ ripararlo, che sennò scappano gli animali”».

Veniamo all’emergenza. Cosa non torna nell’azione del governo contro il riscaldamento globale?

«C’è una colossale sproporzione tra quello che ci siamo impegnati a fare e quello che stiamo realizzando davvero. La comunità internazionale, quindi anche l’Europa e l’Italia, è concorde nel dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2030 e azzerarle entro il 2050. Draghi ha ottenuto la fiducia sulla promessa di una “rivoluzione verde”, ma l’attuale agenda è totalmente inadeguata. Non basta cambiare nome a un ministero e affidarlo a una persona competente come Cingolani, di cui mi fido e che stimo, ma che è l’ottavo ministro del governo in termini gerarchici. Se ne deve far carico il premier in prima persona».

Assumendo la delega per la rivoluzione verde?

«No. Riscrivendo totalmente l’agenda politica del Paese e mettendo al centro la lotta all’emergenza climatica. Se ci faremo trovare impreparati, il Paese perderà anche competitività: compreremo dalla Cina le batterie e dalla Germania gli elettrolizzatori (i dispositivi che estraggono idrogeno dall’acqua, ndr)».

Che farebbe se fosse al ministero della Transizione ecologica?

«Come prima cosa spiegherei bene a tutti la gravità della situazione. Presenterei però non solo i costi ma anche i benefici. Un approccio punitivo non ci porterà a nulla: l’abbiamo visto in Francia con la rivolta dei gilet gialli innescata da un aumento della benzina a fini ecologici».

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