Con il Governo Draghi i rapporti tra Italia e Francia sono tornati ottimi e la strada per rafforzare ulteriormente i legami economici tra i due Paesi è «l’unione dei talenti, non il protezionismo o la contrapposizione tra nazionalismi». A dirlo è Fabrizio Maria Romano, presidente di Irefi, in occasione del IV Forum Francia-Italia delle Imprese di Famiglia, organizzato dall’Istituto per le relazioni economiche, e a pochi giorni dalla visita di Stato del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in Francia.
«I rapporti Italia-Francia, in questo momento, sono molto buoni perché ci sono delle personalità come Draghi e Giorgetti che hanno stabilito degli ottimi rapporti con Macron e Le Maire, cosa che invece non è successa negli anni passati», ha detto Romano in un’intervista ad askanews.
«Sono due paesi complementari, noi come Istituto per le relazioni economiche Francia-Italia ci concentriamo sui progetti che vengono sviluppati tra i due paesi e contiamo soprattutto sull’unione dei talenti» ha spiegato.
«Cerchiamo di non essere di parte, il progetto che sia italiano o francese non ha importanza. Questo contribuisce a migliorare i rapporti tra i due paesi perché finché si ha una sorta di protezionismo economico come succede spesso in Francia, e come a volte succede in Italia, questo può bloccare la fluidità dei rapporti».
Secondo il presidente di Irefi, invece, è necessario «puntare all’unione dei talenti» e andare «al di là di quei titoli che spesso i giornali amano fare sulla Francia che compra tutto in Italia, che è una visione sbagliata». Tema che torna spesso alla ribalta con il settore del lusso.
«In Italia» ha sottolineato Romano «non si è stati capace di costruire gruppi del lusso come in Francia. In Francia ce ne sono due, in Italia zero. E questo per l’individualismo italiano e la difficoltà a creare un vero gruppo del lusso. Quindi si preferisce vendere a un’azienda mondiale piuttosto che creare un grande gruppo in Italia, dove ci sarebbero sia le disponibilità finanziarie sia l’intelligenza per farlo, ma nessuno l’ha fatto».
La strada è quindi quella dell’unione dei talenti, «perché il talento francese e italiano assieme riescono a ottenere ottimi risultati», ha proseguito Romano. «Purtroppo questa unione dei talenti non è facilissima da realizzare perché molte volte quella distanza culturale nel mondo del business che esiste, non si vede, crea enormi problemi.
Noi lo chiamiamo “le paradoxe de la proximité”. Siamo così vicini che non vediamo l’altro e queste sono problematiche di natura interculturale che si trovano nel business, si veda la storia di Vivendi in Italia, in passato Edf e le difficoltà che ci sono state in EssilorLuxottica».
Le ingenti risorse messe in campo dal Next Generation UE possono fornire un’ulteriore spinta nel rafforzare i rapporti economici tra i due Paesi, ma, ha concluso Romano, «ci vogliono gli uomini in grado di creare queste passerelle, questi contatti, questi ponti e creare delle connessioni tra i due paesi».








