“I segnali che giungono dal fronte politico e diplomatico non lasciano ben sperare sulla possibilità di porre termine al conflitto in Ucraina in tempi ravvicinati. Le accuse di genocidio rivolte da Biden a Putin fanno chiaramente intendere che l’Amministrazione americana non appare propensa a riconoscere il presidente russo come interlocutore di un eventuale processo negoziale e che l’obbiettivo perseguito o quanto meno auspicato è quello di un cambio di regime in Russia.
Ma a complicare ulteriormente le cose e a rendere ancora più complesso il cammino verso una soluzione politica è il clamoroso rifiuto opposto dal presidente ucraino Zelensky alla visita a Kiev del presidente tedesco Steinmeier, considerato filorusso per aver elaborato a suo tempo la formula degli accordi di Minsk non molto gradita da parte ucraina”.
Lo sostiene l’ex ambasciatore Rocco Cangelosi in un suo editoriale per il magazine digitale InPiù.net
“La decisione di Zelensky, che nasconde probabilmente anche la delusione per non aver ricevuto da Berlino tutti gli aiuti militari sperati, è stata ampiamente criticata dalla stampa tedesca e ha provocato la forte irritazione del cancelliere Scholz e una presa di distanza da parte di Macron che ha invitato tutte le parti in causa a ben soppesare le conseguenze di dichiarazioni e prese di posizioni suscettibili di accrescere la tensione e ampliare i fossati.
Macron sembra così voler rivendicare un margine di autonomia negoziale rispetto agli Usa, rilanciando un ruolo più assertivo dell’Europa per giungere a una soluzione diplomatica del conflitto. Ma per il momento ogni tentativo volto a allentare la tensione e favorire il dialogo sembra destinato al fallimento. Perfino l’iniziativa altamente simbolica promossa da Papa Francesco di far sfilare nella processione del venerdì santo una donna ucraina insieme a una donna russa ha incontrato obiezioni insormontabili da parte di Kiev”.








