Roberto Speranza ha rilasciato un’intervista al quotidiano “La Stampa“. Secondo il ministro della Salute la situazione sta lentamente migliorando, ma sarà fondamentale non abbassare nemmeno per un attimo la guardia.
«Gli scienziati ci informano che i primi segnali di stabilizzazione ci sono tutti. Se questo è vero, si conferma la validità della strategia che abbiamo adottato, che alla fine è molto chiara: vogliamo governare la curva, senza arrivare al lockdown totale. Si conferma la necessità di non mollare adesso: i prossimi sette-dieci giorni saranno decisivi, e ci diranno se la divisione del Paese in tre zone, e il meccanismo sostanzialmente automatico delle restrizioni regione per regione, sta dando i frutti che tutti speriamo».
Una strategia ampiamente criticata dai governatori regionali, che è sfociata anche in rivolte in molte città. «Anch’io capisco chi dice “era meglio fare il lockdown totale subito, come a marzo”. Ma obiettivamente oggi la situazione è diversa da marzo: allora non avevamo le mascherine, non avevamo le terapie intensive, non avevamo protocolli farmacologici. Oggi siamo in difficoltà, su qualche fronte siamo anche in ritardo, ma non combattiamo a mani nude come sette mesi fa».
27 milioni di italiani in zona rossa
Le scelte del governo non sono state digerite dai presidenti delle Regioni colpite. Ma secondo Speranza ci sarà tempo per capire la bontà delle misure prese. «In Lombardia, prima della chiusura, l’indice Rt era a 2, ora siamo già a 1,2. In Campania abbiamo visto tutti le immagini del Vomero di sabato, con un fiume di gente per strada, e quelle di domenica, con le strade deserte. E così per la Toscana, e per le altre regioni che erano già in zona rossa. Tutti si lamentano, il giorno dopo. Ma vedrà che tra dieci giorni, se tutto va come speriamo, ci ringrazieranno, e diranno “avremmo dovuto farlo prima”. Perché il nostro modello funziona. E i passaggi da una zona all’altra, concepiti con un meccanismo quasi automatico basato su dati e parametri predefiniti, sono una forma di tutela della salute dei cittadini, e non una pagella politica per i presidenti di Regione. Loro ci mandano i dati, l’Istituto superiore di sanità li elabora e mi fornisce una scheda, e io in base a quella firmo le ordinanze».
Un vaccino-day a fine gennaio per le prime dosi
L’euforia dei mercati e l’ottimismo diffuso dalle ultime notizie sull’efficacia dei vaccini, di Pfizer e Moderna specialmente, non deve far distogliere gli occhi dalla realtà. «Stiamo calmi, arriverà ma sui modi e i tempi io voglio fare un passaggio in Parlamento e poi con le Regioni. In ogni caso, all’inizio avremo solo una quota minima di dosi, che ci consentirà di vaccinare, se va bene, 1,7 milioni di persone, tra personale medico-sanitario e Rsa. Certo, quando faremo la prima giornata di vaccinazioni, che io prevedo si possa organizzare tra la terza e la quarta settimana di gennaio, vivremo un grande evento, anche simbolico. Ma ripeto, dobbiamo dire la verità alla gente: sarà solo una prima fase, che coinvolgerà un numero molto limitato di persone. Per le vere vaccinazioni di massa dovremo aspettare il secondo semestre del 2021, non prima».
C’è tempo per pensare a Natale
«Capisco che le Feste siano un momento importante – conclude Speranza –, per tutti gli italiani. E vedo che molti, anche nel governo, si esercitano sul tema. Ma diciamolo con chiarezza: a Natale mancano quaranta giorni, che sul piano epidemiologico sono un tempo molto lungo. La mia testa non è concentrata su quello che succederà tra un mese e mezzo, ma su quello che accadrà alla fine della prossima settimana. Su come saranno andati, lunedì prossimo, la curva dei contagi, le terapie intensive, l’indice Rt, le altre aree mediche al di fuori del Covid. Su questo che ci giochiamo tutto, non sul cenone del 24 dicembre, con o senza i nonni o i parenti di primo grado. Questa, per me, è davvero una discussione lunare. Per questo chiedo a tutti gli italiani di tenere i piedi ben piantati sulla terra».








