«L’intervista di Gentiloni non l’ho solo apprezzata, è da sottoscrivere». Lo ha detto in un colloquio con Repubblica il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, confermando la necessità di «provvedimenti straordinari» per raccogliere la sfida del Recovery Fund e non rischiare di perdere i soldi.
La linea, spiega, è quella del decreto semplificazioni: «dobbiamo andare avanti esattamente in quella direzione». L’obiettivo consiste dunque nello sveltire le procedure e dare certezza ai destini dei fondi stanziati. «Il contenuto più profondo della governance è proprio questo. La task force è una questione davvero secondaria». «Io sono totalmente d’accordo con Paolo anche perché alcuni dei rischi sollevati sono esattamente quelli che io sto cercando di illustrare da settimane. E, peraltro, non è che io e Gentiloni non ci sentiamo. Diciamo che ci parliamo con una certa frequenza».
«Se non facciamo le opere e gli investimenti nei tempi e secondo i criteri indicati, non è che riceviamo i soldi in ritardo. Li perdiamo proprio. Non funziona come per i fondi ordinari. Se non realizziamo i progetti, perdiamo i soldi. E paradossalmente li perdiamo doppiamente perché il meccanismo prevede che noi li anticipiamo e poi ce li rimborsano. E il tutto avviene secondo un calendario di verifiche che procede in base ad una serie di “milestone”, ossia di traguardi intermedi». Lo stesso risultato negativo, aggiunge, si ottiene se gli stanziamenti «vengono spesi male»
Il Ministro dell’Economia è comunque convinto che l’Italia sia in grado di rispondere a tutti i requisiti che l’Unione reclama. Il punto però è che in questo Paese basta un Tar qualsiasi o semplicemente un comitato di quartiere per bloccare progetti giganteschi. Il rischio-Italia prende questa forma ed è la principale preoccupazione esposta dal Commissario europeo che, seppure italiano, parla a nome dell’Ue. Il successo, infatti, passa «esattamente dall’esigenza di identificare corsie preferenziali sulle procedure coinvolte nell’uso del Recovery. Bisogna chiarire quali possano essere le innovazioni procedurali. Di questo abbiamo bisogno».
A questo proposito, Gualtieri ricorda che si è già compiuto un passo avanti con il decreto semplificazioni. Il passo successivo dovrebbe consistere in «procedure ordinarie semplificate e in norme semplificate». Per il Ministro c’è poi un aspetto che per certi versi riveste un’importanza persino superiore. Lui la chiama la “meta-riforma”, ossia la «riforma della pubblica amministrazione». «Perché l’esigenza di stare nei tempi è certamente sfidante, ma si tratta di una sfida positiva. E, direi, anche utile».
Ieri Gualtieri ha incontrato gli “ambasciatori” di M5S e Pd per dare un seguito concreto alla verifica politica in corso. «Due riunioni positive», commenta. E oggi si confronterà con Italia Viva, forse il colloquio più delicato. Anche perché proprio Gentiloni ha risollevato il tema dell’attivazione del Mes sanitario, questione su cui Renzi ha nuovamente insistito. «Ma il mio pensiero su questo l’ho esposto tante volte e non mi pare che fosse distante da quello di Paolo». Semmai – questa la preoccupazione su cui Gualtieri preferisce porre l’accento in maniera pesante- bisogna tenere presente anche gli inviti della Commissione a tenere sotto controllo il debito pubblico.
«Dobbiamo sempre ricordarcelo. Non possiamo pensare di modificare i saldi di bilancio ignorando a quanto ammonta il nostro fardello». «È nostro dovere tenere bassa la curva del debito. Dobbiamo ridurre il debito anche con la crescita. Ed è per questo che non chiederemo subito tutti i cosiddetti loans, ossia i prestiti contenuti dal Recovery Fund. A differenza dei grants vanno a formare il debito e se li utilizzassimo tutti, ci ritroveremmo presto con il rapporto debito-pil al 155%. Non ce lo possiamo permettere».








