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Roberto Cingolani (ministro Transizione Ecologica): «Il 2021 è stato l’anno delle politiche green»

Il 2021 si chiude nel segno della transizione ecologica e della leadership italiana nei grandi appuntamenti internazionali sulle politiche green. Dal G20 di Napoli alla Pre Cop26 di Milano, fino ad arrivare a Glasgow per la Cop26: l’Italia ha giocato un ruolo di primo piano nelle trattative per il clima con il merito di aver organizzato il primo Youth4Climate della storia, la conferenza dei giovani che dall’anno prossimo sarà un appuntamento fisso prima di ogni Cop. Anno chiave per il clima, l’ambiente e la transizione ecologica, dunque, protagonisti di una serie di eventi globali: la Conferenza delle Parti (Cop) delle tre Convenzioni di Rio sui cambiamenti climatici, la biodiversità e la desertificazione (Unfccc Cop26, Cbd Cop 15 e Unccd Cop 15), il lancio dell’Onu Decennio sul ripristino dell’ecosistema, il vertice sui sistemi alimentari delle Nazioni Unite e la conferenza delle Nazioni Unite sugli oceani.

Inoltre, il percorso tracciato dalla Presidenza italiana ha anche l’obiettivo di proseguire il lavoro delineato dalla Presidenza G20 dell’Arabia Saudita e aprire la strada su queste tematiche anche alla futura Presidenza G20 dell’Indonesia.Il 2021 è stato sicuramente segnato dalla ripresa post pandemica e ha visto concentrare tutti gli sforzi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza che nella transizione ecologica ha il suo pilastro principale. Stiamo parlando di un pacchetto di riforme della durata di 5 anni che vale 191,5 miliardi, di cui il 37% è la quota destinata all’investimento per i progetti green.

Dalle rinnovabili all’efficienza energetica, fino all’idrogeno per passare dall’economia circolare alla mobilità sostenibile: l’impegno c’è ed stato messo nero su bianco. Gli obiettivi europei sono molto ambiziosi e parlano chiaro: ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990) e raggiungere la decarbonizzazione entro il 2050. La pandemia, dunque, non frena l’impegno per contrastare il cambiamento climatico, come dimostrano i grandi appuntamenti internazionali, ripresi dopo lo stand by del 2020. Quattro mesi, da luglio a novembre, dove l’Italia è stata protagonista.Il 22 e il 23 luglio 2021 Napoli ha ospitato il G20 Ambiente, Clima ed Energia.

Sotto la Presidenza italiana la riunione ministeriale ha l’ambizione di porre le basi per un futuro migliore e sostenibile mettendo tre principali macro-aree al centro delle discussioni: biodiversità, protezione del capitale naturale e ripristino degli ecosistemi; uso efficiente delle risorse ed economia circolare; finanza verde.

“Per la prima volta il G20 ha riconosciuto l’interconnessione tra clima, ambiente, energia e povertà: non era un passaggio scontato, finora erano settori considerati separati”, le parole del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, dopo la prima giornata dedicata ai temi più ambientali. Le questioni più complicate, ovvero quelle che riguardano il clima e la transizione energetica, sono arrivate il 23 luglio. Sul contenimento della temperatura e la necessità di accelerare sulla decarbonizzazione in questa decade si è svolta una lunga trattativa che ha visto in particolare l’opposizione di India, Cina e Russia.

“Su 60 articoli due sono stati estratti perché non è stato possibile trovare l’accordo”, ha spiegato il ministro Cingolani. I due in questione sono sulla decisione di rimanere sotto 1,5 gradi di riscaldamento globale al 2030 e di eliminare il carbone dalla produzione energetica al 2025. “In un documento in cui dobbiamo mettere d’accordo economie basate sul petrolio ed economie che invertiranno la curva, sì, ma al 2060, dire che tutto va giocato in questa decade è complicato e insieme con la questione del contenimento della temperatura compone un bel puzzle che deve essere negoziato – ha detto Cingolani – Ci sono Paesi che hanno problemi su questi target, come i Paesi Arabi, in parte la Cina, la Russia e i Paesi emergenti, ma non escluderei che continuando la discussione si possa trovare la sintesi”.

Così, la ministeriale napoletana che avrebbe dovuto rafforzare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi in vista della Cop26 di Glasgow, ha rimandato la decisione di assumere impegni più decisi ai capi di Stato in occasione del G20 di Roma, previsto a ottobre.Dal 30 settembre al 2 ottobre, si è svolta a Milano la Pre Cop26, l’ultima riunione ministeriale prima della Cop 26 di Glasgow, rinviata lo scorso anno a causa della pandemia di Covid-19, presieduta dal Regno Unito in partnership con l’Italia che ha avuto anche il merito di aver organizzato il primo Youth4Climate della storia.

A settembre, infatti, sempre a Milano si è svolta la prima conferenza dei giovani per il clima: 400 ragazzi di tutto il mondo si sono confrontati per due giorni per formulare proposte concrete sui temi del cambiamento climatico. Proposte che sono state poi discusse al tavolo dei grandi della Cop26.2021: anno chiave per il clima e l’ambiente.Accordo raggiunto alla Cop26, ma l’intesa è al ribasso. Sugli esiti della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Glasgow non mancano polemiche e delusione. L’India, infatti, ha chiesto di modificare la formulazione, con l’utilizzo dell’espressione “ridurre gradualmente” al posto “eliminare gradualmente” il ricorso all’energia derivante dallo sfruttamento del carbone. Il Liechtenstein ha parlato di una scelta non ambiziosa e non in linea con l’obiettivo degli 1,5 gradi, ”una pillola amara” da ingoiare; il Messico di un processo ”non inclusivo e non trasparente”; le Fiji e le Isole Marshall di ”immensa delusione.

Il presidente della conferenza, Alok Sharma ha in qualche modo presentato le sue scuse dichiarando: “Capisco la profonda delusione, ma è fondamentale proteggere questo pacchetto”. Il 13 novembre 2021 la Cop26 di Glasgow, in Scozia, si è chiusa con il Glasgow Climate Pact sottoscritto da 197 Paesi che prevede: il mantenimento della soglia di +1,5°C come aumento massimo della temperatura globale al 2100 rispetto all’epoca preindustriale; la riduzione graduale (phase down) dell’uso del carbone non abbattuto, cioè senza sistemi di cattura e stoccaggio della CO2; stop ai sussidi per le fonti fossili ”inefficienti”; riduzione del 45% delle emissioni di CO2 al 2030; zero emissioni nette ”intorno” al 2050, mentre la promessa di destinare 100 miliardi l’anno alla transizione ambientale dei paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici non sarà mantenuta prima del 2023.

E ancora:

  • riduzione del 30% delle emissioni di metano entro il 2030 (senza Cina, India e Russia);
  • nuovi piani di riduzione della CO2 (Ndcs) entro il 2022;
  • patto di collaborazione fra Usa e Cina per la lotta al cambiamento climatico;
  • accordo sullo stop alla deforestazione entro il 2030 tra 134 Paesi (inclusi Brasile, Russia, Indonesia e Cina) con uno stanziamento di 19,2 miliardi di dollari;
  • accelerazione sull’installazione di fonti energetiche rinnovabili;
  • reporting Format sulla trasparenza (condivisione delle norme con cui gli Stati comunicano impegni e risultati nella decarbonizzazione);
  • ‘rulebook’ per l’attuazione dell’Accordo di Parigi;
  • valorizzazione di giovani, donne, società civile e comunità indigene nella lotta alla crisi climatica;
  • con la Beyond oil and gas alliance (Boga), stop alle concessioni per esplorazioni di giacimenti di petrolio e gas (l’Italia aderisce con impegni meno stringenti);
  • oltre 4500 aziende che rappresentano 130mila miliardi di dollari di asset aderiscono alla Glasgow financial alliance (Gfanz) che si impegna a dimezzare le emissioni al 2030 e ad arrivare a zero emissioni nette al 2050. 
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