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Sergio Rizzo (Milano Finanza): «Lo strano caso della benzina più cara del mondo»

Il prezzo della benzina aumenta per colpa delle accise. Non è una novità, succede da «58 anni, dal 1956 al 2014». A dirlo è Sergio Rizzo, che ne spiega le origini e ne analizza le conseguenze. «Si tratta di tasse specifiche per far fronte a impegni di spesa pubblica particolari. Una prassi inaugurata dal regime fascista, che con un’accesa sulla benzina pagata dagli allora piuttosto scarsi automobilisti contribuì a finanziare l’invasione dell’Etiopia. E mai più interrotta, al punto che le accise sulla benzina hanno assunto ormai la dignità di genere letterario».

«Se con quelle tasse gli italiani hanno contribuito ad alleviare le sofferenze delle popolazioni colpite da disastri naturali come i terremoti del Belice (1968), del Friuli-Venezia Giulia (1976) dell’Irpinia (1980), dell’Abruzzo (2009) e dell’Emilia-Romagna (2012), o meno naturali come il disastro del Vajont (1963), alcune delle 18 (diciotto) accise puntualmente descritte da Massimo Grassi sul sito motor1.com lasciano decisamente perplessi. Perché con il prezzo della benzina gli automobilisti, e non lo Stato, abbiano dovuto finanziare l’aumento di stipendio degli autoferrotranvieri nel 2004, è mistero. Mistero come quello che circonda le accise per l’acquisto di autobus ecologici del 2005.0 il finanziamento della crisi migratoria libica. Oppure il decreto «Salva Italia» del 2011. 0 ancora il decreto “del Fare” del 2014. Anche perché nessuna di queste accise, trascorse le emergenze o le necessità, è stata più abolita» prosegue Rizzo su Milano Finanza.

«Né le promesse di farlo sono state mai rispettate. L’ultima risale alla scorsa campagna elettorale: il taglio delle accise sin carburanti era nel programma elettorale della Lega, recepito anche dalla coalizione di centrodestra. Così il 20 agosto del 2018 il leader leghista Matteo Salvini, ministro dell’Interno da due mesi e mezzo, proclamava solennemente di voler tenere fede all’impegno: “Lo faremo entro l’anno”. Poi però la cosa è finita nel dimenticatoio pieno zeppo di promesse. Ma dopo l’invasione dell’Ucraina e l’esplosione dei prezzi è il momento di rifare un po’ di conti».

«Aumentate del 46% dal 2008 a oggi, le accise gravano ora per 72,8 centesimi sulla benzina verde e 61,7 centesimi sul gasolio. E siccome l’Iva pesa per ben oltre 30 centesimi sia sulla verde che sul diesel, le tasse rappresentano in media ormai fra il 50 e il 60% del costo finale. In più con una beffa clamorosa: l’iva si applica anche sulle accise determinando così l’assurdità tutta italiana di una tassa sulle tasse. Una speculazione fiscale insensata. La conclusione è che se pure il prezzo del petrolio fosse prossimo allo zero difficilmente un litro di benzina potrebbe costare meno di un euro. Non sarebbe arrivato il momento di metterci mano?» conclude Rizzo.

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