Rishi Sunak, primo ministro britannico, parla in esclusiva con Antonello Guerrera in una intervista pubblicata sulla Repubblica sabato 15 giugno. Goodbye Giorgia Meloni, la migliore amica e più grande alleata di Sunak nel G7. Per il 44enne leader, il loro connubio politico è «libertà. Controllo dei confini. Difesa delle sovranità nazionali. Ecco che cosa unisce Italia e Regno Unito!».
Anche se questo potrebbe essere l’ultimo appuntamento internazionale di Sunak. Il primo ministro non sembra essersi ripreso dopo la gaffe di aver abbandonato le celebrazioni del D-Day la settimana scorsa. Mentre nei sondaggi delle elezioni del 4 luglio, Sunak resta venti punti dietro al leader Labour Keir Starmer e ora, per la prima volta, i suoi tories sono stati superati persino dal partito di destra radicale Reform UK di Nigel Farage. Ma almeno qui in Puglia lei è stato accolto con tutti gli onori da Meloni. «Giorgia è una persona fantastica. Con l’Italia le relazioni non sono mai state così forti, dal progetto del nuovo caccia Tempest alla lotta all’immigrazione illegale e ai trafficanti di uomini. Tema che qui è diventato per la prima volta in un G7 una sessione per coordinare un intervento globale, grazie alla spinta dell’Italia e del Regno Unito, che non a caso hanno approvato programmi di ricollocamento degli irregolari in Albania e Ruanda».
Come G7 avete firmato anche l’accordo da 60 miliardi sui fondi congelati russi. Perché è così importante? «Sarà una svolta perché sarà finanziato dai profitti e dagli interessi degli asset russi: dunque prestiti all’Ucraina con forti garanzie collaterali. È una notizia fantastica e mi sono sempre speso per questo, sin da quando ero ministro delle Finanze. Avercela fatta dimostra che il G7 è assolutamente unito nel fare tutto il possibile, “whatever it takes” (equivalente in italiano a “costi quel che costi”, ndr) per sostenere l’Ucraina contro l’aggressione russa».
Che cosa intende con “whatever it takes” contro la Russia, espressione celebre con Mario Draghi? Pensa anche a truppe sul terreno? «No. Ma l’annuncio sui fondi russi congelati è la dimostrazione che il G7 è pronto a tutto. Ogni anno tutti noi dovremo sostenere l’Ucraina con quello spirito. Come Regno Unito, per esempio, abbiamo appena aumentato la spesa della Difesa al 2,5% del Pil».
Ma cosa cambierà davvero adesso? «Possiamo rassicurare Zelensky che abbiamo le risorse per continuare a sostenere l’Ucraina ogni anno e allo stesso livello. E Putin se ne accorgerà, perché le nostre azioni sono concrete. Credetemi, è un deterrente senza precedenti. Farà la differenza, a livello finanziario e militare. Ma soprattutto, manderà un segnale a Putin: non riuscirà a spaccare il nostro fronte e nessuno degli alleati si stancherà di sostenere l’Ucraina. Non c’è altra scelta, date le sfide che abbiamo di fronte nel Medio Oriente, la minaccia che pongono l’Iran e la Russia. Dobbiamo aumentare i nostri investimenti nella Difesa, perché il mondo è pericoloso e incerto come non vedevamo da decenni».
Però, come accusa anche Trump, diversi alleati europei ancora non si sono impegnati così tanto nella Difesa.








