La pace deve rimanere l’obiettivo primario delle negoziazioni con la Russia. A sottolinearlo è lo storico Andrea Riccardi, in riferimento al colloquio telefonico Putin-Draghi. Riccardi rimarca, «nella conversazione è stata introdotta la parola “pace”, che sembrava bandita dal linguaggio delle ultime settimane».
«Pace» spiega l’editorialista «non è buonismo o filoputinismo. È e deve restare l’obiettivo di fondo: pace per un’Ucraina libera e per nuovo ordine in Europa dopo questa guerra, l’evento bellico più sconvolgente dopo il 1945 nel nostro continente e non solo. Le parole ferme e senza sterili asprezze di Draghi a Putin mostrano che non si cerca necessariamente la guerra quando si aiuta l’Ucraina e si sanziona la Russia».
«L’Italia cerca la pace. E la pace non passa dallo svendere l’Ucraina. Va trovata però una soluzione di pace. Il tavolo negoziale, realizzato dal governo di Ankara (quella turca, in ogni stagione e anche in questa, è una grande diplomazia), non va sprezzato, perché il dialogo tra le parti è l’unica via oggi percorribile. Certo, è duro negoziare, mentre in Ucraina si muore. Ma un negoziato» osserva Riccardi «non si fa in pochi giorni».
«Questa è la guerra. Certo restano dubbi sulla volontà negoziale: una scelta chiara si vedrà con il “cessate il fuoco”, che Draghi ha chiesto a Putin “al più presto”. Si vedrà anche con l’abbassamento dei toni dei leader del mondo. Sembra interessante il commento del premier, giorni fa, al discorso di papa Francesco sull’aumento delle spese militari e sulla guerra, che suonava critico anche verso l’Italia. È troppo dire che si profila un ruolo dell’Italia, anche come garante dell’Ucraina in un eventuale accordo».
«Ma, in tempo di “guerra fredda”, l’Italia, nella piena fedeltà atlantica, ha svolto un ruolo importante tra Est e Ovest. La Francia e la Germania hanno dato il loro apporto alla politica europea, l’Italia ha il dovere di farlo secondo la sua indole, che non è disimpegno o pigrizia. Del resto, non dobbiamo dimenticare che, sullo sfondo di questa guerra, sta la drammatica incognita dell’uso dell’arma nucleare. La realtà principale oggi è la grande sofferenza degli ucraini. La loro grande dignità colpisce. Molte non vogliono andare lontano, perché aspettano di tornare al più presto in patria. La guerra è sempre insensata. Questa particolarmente».








