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Marco Revelli (il Manifesto): «Lo sciopero generale è una benedizione, che riporta al centro le condizioni delle persone»

“Benedetto sia il conflitto”. Questo dovrebbe essere il sospiro di sollievo di ogni italiano pensante, di fronte alla decisione di Cgil e Uil di proclamare lo sciopero generale. Perché può essere davvero l’unico modo per disperdere i miasmi tossici che si addensano su un Paese e su una società devastati da un malessere tanto profondo e diffuso quanto mascherato e taciuto”.

Lo scrive Marco Revelli sul Manifesto motivandolo con la situazione del paese reale: “Il solo antidoto potenzialmente efficace contro quell’«onda di irrazionalità» denunciata dal Censis nel suo Rapporto, che colpisce tanto in alto (in un ceto politico perduto nel labirinto dei propri deliri quirinalizi) quanto in basso (in una popolazione impaurita e preda delle peggiori superstizioni nel tentativo di decifrare «il senso occulto di una realtà» che le si decompone intorno).

Il focus puntato sulle condizioni materiali delle persone, in particolare dei lavoratori che costituiscono la maggioranza della popolazione e che hanno subìto per almeno tre decenni ingiustizie e spoliazioni, rappresenta un insperato ritorno di un barlume di razionalità e di ragionevolezza – il riaffacciarsi della vecchia vituperata ma spesso salvifica Ragione illuministica – nella notte dei sabbah e dei riti del potere.

Stupisce, in tale contesto, – e anche questo è il sintomo della “crisi della Ragione” in atto – lo stupore delle massime autorità di governo competenti in materia. Sarebbero questi gli “statisti”? O anche solo gli “economisti”?

Nel primo ventennio del nuovo secolo l’Italia è l’unico paese Ocse in cui i salari sono diminuiti: -3,5%. Sarebbe stato necessario farne 20 di scioperi generali in questo ventennio, per restare a galla. E invece una classe dirigente che dovrebbe fare il mea culpa per ciò di cui si è resa responsabile si chiede come mai alla fine ne arrivi uno – uno -, a disturbare un manovratore che sembra aver perso la strada, o quantomeno il senso della realtà.

Quando si parla della cecità che ha colpito chi sta in alto nei confronti delle condizioni di chi sta sotto – e dunque dello scollamento tra Paese legale e Paese reale che sta uccidendo la politica – si intende appunto questo.

Questa miopia che il “Migliore tra i Migliori” ci sciorina davanti. Per noi, che viviamo al livello del suolo, la notizia della riapertura del conflitto sociale – supposto che alle parole segua il fatto, e che gli appelli all’amor di patria da parte dei tanti che in questi anni la patria l’hanno usata come un bancomat, cadano nel vuoto – ha lo stesso sapore della speranza che potrebbe avere quella della scoperta di un vaccino finalmente definitivo contro ogni

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