L’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente anche il lavoro del patologo, trasformando il tradizionale vetrino istologico in una fonte di dati complessa e interrogabile nel tempo. Parallelamente evolvono le biobanche, la gestione dei campioni biologici e gli strumenti digitali che consentono diagnosi più accurate e una crescente personalizzazione delle cure. Ne parla il professor Renato Franco, ordinario di Anatomia Patologica presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Luigi Vanvitelli di Napoli, illustrando le principali innovazioni che stanno ridefinendo il settore.
L’intelligenza artificiale è arrivata anche a supporto del patologo?
Proprio così. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, il comunemente chiamato “vetrino della biopsia” si è trasformato da semplice oggetto di osservazione a una piattaforma ricca di dati. L’informazione morfologica viene completamente digitalizzata e può essere interrogata anche a distanza di tempo, con vantaggi significativi per l’attività diagnostica e di ricerca.
Grazie alla scansione completa del vetrino è possibile scomporre l’immagine in numerose unità analitiche elementari. Questo consente un’analisi quantitativa e riproducibile della morfologia, superando alcuni limiti dell’osservazione tradizionale.
Oggi, inoltre, i sistemi basati sull’AI permettono di individuare pattern complessi non visibili all’occhio umano. Questi elementi possono essere correlati alle caratteristiche biologiche del tumore e alla probabile risposta alle terapie, offrendo nuove informazioni utili per la medicina di precisione.
Si parla di “Digital Twin”: che cos’è e perché è importante?
Il Digital Twin rappresenta una copia digitale del tumore del paziente. Questo modello viene costruito integrando immagini istologiche, dati clinici e informazioni molecolari.
Su questa replica virtuale è possibile simulare differenti strategie terapeutiche per valutare quale possa risultare più efficace. L’obiettivo è rendere sempre più personalizzato il percorso di cura, adattando le scelte terapeutiche alle caratteristiche specifiche della malattia e del paziente.
Si tratta di una prospettiva che apre nuove possibilità nella gestione delle patologie oncologiche e nello sviluppo della medicina personalizzata.
Come stanno cambiando le biobanche?
Anche le biobanche stanno vivendo una profonda trasformazione. Oggi non sono più semplici archivi destinati alla conservazione dei campioni biologici.
Sono diventate infrastrutture altamente specializzate in grado di mantenere intatta l’informazione molecolare contenuta nei campioni, inclusi DNA, RNA, proteine e metaboliti. A questa funzione si aggiunge la capacità di collegare tali informazioni ai dati clinici dei pazienti attraverso sistemi strutturati e integrati.
Questa evoluzione rende le biobanche uno strumento fondamentale per la ricerca scientifica e per lo sviluppo di nuove strategie diagnostiche e terapeutiche.
Quale sfida vi attende nella gestione dei campioni biologici?
La sfida principale riguarda la qualità dell’intero percorso che accompagna il campione biologico.
Secondo il professor Franco, non è sufficiente conservare correttamente il materiale. Diventano determinanti la modalità di raccolta, i tempi che intercorrono prima della fissazione, le procedure di trattamento e le condizioni di archiviazione.
Anche variazioni apparentemente minime nella fase preanalitica possono influenzare in modo significativo i risultati delle analisi successive. Per questa ragione la gestione del campione assume oggi un valore pari a quello dell’analisi stessa.
Un altro elemento cruciale riguarda la necessità di standardizzare procedure e sistemi tra centri differenti, sviluppando metadati strutturati che consentano di utilizzare i campioni anche dopo molti anni e in contesti tecnologici diversi.
A questo si aggiunge una rilevante componente medico-legale. Numerosi contenziosi, infatti, derivano da una conservazione non adeguata dei campioni biologici, situazione che può rendere impossibile recuperare informazioni utili anche a distanza di decenni e compromettere la possibilità di orientare correttamente la terapia del paziente.
Come è stato possibile realizzare questo salto qualitativo?
Per raggiungere questi risultati, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Luigi Vanvitelli di Napoli si è avvalsa delle soluzioni sviluppate da Logibiotech Srl, azienda con sede a Piacenza specializzata nei sistemi per l’anatomia patologica.
Il sistema adottato consente una gestione efficiente e automatizzata dei vetrini, assicurando la completa tracciabilità durante tutte le fasi di archiviazione e recupero dei campioni.
La piattaforma comprende un’unità robotizzata dedicata alla manipolazione e alla scansione dei campioni, un sistema intelligente per l’archiviazione automatizzata e tracciata dei campioni cito-istologici e un dispositivo semi-automatico destinato al recupero di vetrini e biocassette.
Nel concreto, questa organizzazione permette agli specialisti di dedicare più tempo agli aspetti qualitativi dell’attività diagnostica e assistenziale. Come sottolinea il professor Franco, il risultato finale è la possibilità di offrire un servizio migliore ai pazienti, valorizzando il contributo della tecnologia al supporto dell’attività clinica.








