«Abbiamo oggi la concreta possibilità non solo di metterci alle spalle la pandemia, ma di uscirne meglio rispetto a come ci eravamo entrati». Così il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, in un’intervista alla Stampa.
Secondo Brunetta, occorre «un grande processo di semplificazione delle norme burocratiche e di reclutamento del capitale umano necessario per rinnovare le competenze di una PA che, nell’ultimo decennio, è stata desertificata dal blocco del turnover e dai pensionamenti».
«Abbiamo bisogno di procedure semplici e di figure professionali adatte: ingegneri, informatici, economisti, manager», spiega. «Prenderemo tutti quelli che saranno necessari, né di più né di meno». I contratti, afferma, saranno a termine, «ma di cinque anni e finanziati dagli stessi progetti che si andranno a realizzare».
Il ministro rileva poi come ci sia già «un forte rimbalzo del Pil». «Abbiamo un governo che è sostanzialmente di unità nazionale, se si esclude la bravissima Giorgia Meloni», prosegue. «Se vogliamo cogliere l’opportunità della crisi per andare oltre, bisogna mettere al centro i volti della Repubblica», ovvero «i 3,2 milioni di dipendenti pubblici, cui vanno aggiunti i cosiddetti burocrati, da non confondere con la cattiva burocrazia».
Interpellato sulla guerra ai «fannulloni» dichiarata 13 anni fa, ribatte: «io non sono cambiato e anzi rivendico tutto quanto feci in quella mia prima stagione, le considero due facce della stessa medaglia».








