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Recovery plan, Patuelli (Presidente Abi): «Il progetto per il Paese che vogliamo»

Serve un progetto per il Paese che ispiri la Legge di Bilancio e il Recovery plan. Così il presidente dell’Abi Antonio Patuelli in un’intervista al Sole 24 ore in cui fa presente che “la ripresa dello sviluppo e dell’occupazione sono la priorità del Paese. Per raggiungere questo obiettivo, serve un ‘disegno centrale’ che rifletta l’idea dell’Italia che vogliamo. Questo disegno dovrà muoversi su strategie parallele: indicare, da una parte, i principi ispiratori della prossima legge di bilancio e dall’altra definire i piani per accedere al Recovery fund”.

“Ora – aggiunge – ci sono anche i presupposti per chiarire gli equivoci sul Mes sanitario. Se ci sono davvero ostacoli giuridici, l’esperienza di un commissario all’Economia come Paolo Gentiloni può essere un valido supporto ai fini di un processo di revisione del Trattato istitutivo del Mes”.

“Il fatto che le elezioni siano alle spalle facilita il dialogo per risolvere i problemi. Adesso si possono chiarire gli equivoci – osserva – gli elementi segnaletici devono lasciare il campo alla buona volontà per chiarire i problemi laddove ci fossero. Siamo di fronte a una ipotesi di Mes straordinario, sanitario diretto e indiretto. Se il vecchio Mes ha condizionalità che vengono ritenute non idonee per il nuovo, allora è bene che si sviluppi l’iniziativa di una revisione del Trattato istitutivo del meccanismo. Da questo punto di vista, i rappresentanti dell’Italia in Europa hanno tutte le capacità e l’iniziativa per agire”.

Sulle risorse del Recovery fund, continua Patuelli, “sono convinto che le capacità di spesa e di realizzazione ci saranno. Ora però è il momento decisionale. È chiaro che per spendere i fondi non basterà una legge, ma sarà necessario un processo logico e legislativo di semplificazione. Una legge di semplificazione è sicuramente utile, ma ancora più utile è che il processo legislativo sia semplificato. È chiaro che vi sono precondizioni per un più accelerato sviluppo. Servono gli investimenti in infrastrutture materiali e immateriali. Solo un’Italia con il Mezzogiorno e le isole più connesse dal punto di vista infrastrutturale all’Europa potrà crescere più velocemente”.

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