“Quando vedi un personaggio come il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che fino all’altro ieri andava a braccetto dell’ungherese Orbán nella guerra ai rifugiati, diventare un intrepido paladino della causa dello stato di diritto, c’è evidentemente qualcosa che non va”.
Lo scrive Andrea Bonanni su Repubblica prendendo lo spunto da questo per parlare del Recovery fund e dei paesi di Visegrad: “nel bilancio comunitario si è cercato anche di inserire una clausola che condizioni l’elargizione dei fondi europei al rispetto dei valori fondamentali da parte dei Paesi che ne beneficiano. Sarebbe un modo per fare pressione su Polonia e Ungheria, che bloccano con il diritto di veto la procedura aperta contro di loro dalla Commissione per violazione dello stato di diritto. Naturalmente a luglio Budapest e Varsavia hanno minacciato di bloccare l’accordo sul bilancio se fosse rimasta la condizionalità sui fondi.”
Per superare l’impasse, prosegue Bonanni, “era stata adottata una formula abbastanza ambigua, che avrebbe potuto consentire a polacchi e ungheresi una scappatoia per evitare le sanzioni. Ma i principali gruppi politici al Parlamento europeo, che ha potere di co-decisione in materia di bilancio, sono insorti. Socialisti, popolari, verdi e liberali hanno chiesto di ripristinare la condizionalità sui fondi per difendere il rispetto dei valori fondamentali. Nobilissima causa. Che, guarda caso, è stata subito sposata dai governi “frugali”, contrari ad ogni solidarietà europea, ma ben decisi a difendere tutti gli altri valori su cui si fonda l’Unione. In realtà olandesi, austriaci e compagnia hanno visto nella polemica del Parlamento un modo per ostacolare, o quantomeno ritardare, il varo del bilancio 2021-2027. E con esso la partenza del Recovery Fund. Una mossa ben calcolata. Infatti, appena si è tornati a parlare di condizionalità sullo stato di diritto, i Paesi del Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, repubblica Ceca e Slovacchia) si sono precipitati a minacciare il veto sull’approvazione del bilancio. Ieri la Germania ha messo sul tavolo una nuova proposta di accordo che accoglie in parte le riserve di Polonia e Ungheria. Farà storcere il naso a molti puristi dell’europeismo senza compromessi. Magari anche a ragione. Ma dovrebbe portare a sbloccare la situazione, sia pure con un po’ di ritardo rispetto alla tabella di marcia che Berlino si era prefissata”.








