Su ‘Il Giorno’ il giornalista Raffaele Marmo fa il punto della situazione sull’ipotesi di Trattato che dovrebbe prendere il posto del Regolamento di Dublino sulla gestione delle migrazioni in Europa.
“Doveva essere l’occasione per il superamento delle trappole del Trattato di Dublino sulla gestione dell’immigrazione. E, invece, il nuovo Patto su asilo e migrazioni, proposto dalla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, rischia di rivelarsi, nella migliore delle ipotesi, l’ennesimo compromesso al ribasso ai danni dell’Italia – scrive Marmo – e, dunque, tradursi in un esito gattopardesco per consentire al nostro governo di dire che tutto cambia senza che niente cambi davvero.
Ma potrebbe essere anche qualcosa di peggio – spiega – una merce di scambio per i miliardi che ci sono stati attribuiti con il Recovery Fund. Una contropartita per quello che incasseremo. Diciamolo: la soluzione von der Leyen, sbandierata come il superamento di quella di Dublino, non è neanche un passaggio intermedio verso un assetto più solidale nell’affrontare l’emergenza immigrazione. Si tratta solo di una versione edulcorata della responsabilità quasi totale sul destino del migrante che il vecchio (ma attualmente in vigore) accordo assegna allo Stato del primo ingresso. I nuovi concetti di «gestione europea dei rimpatri» e di «meccanismo di solidarietà obbligatoria» restano, comunque sia, non solo affidati alla discrezionalità politica random della Commissione, ma anche alla disponibilità dei Paesi di eventuale ricollocamento.
Il problema è che il negoziato sull’immigrazione potrebbe essere il secondo tempo della durissima partita giocata a luglio sul Recovery Fund, in questo ultimo caso con qualche cambio di pedina: al posto dei Paesi «frugali», quelli dell’Est. Ma in entrambe le occasioni con la Germania a far da arbitro. E non è da sottovalutare neppure l’ipotesi che già allora si sia ipotizzato, nel dietro le quinte, uno scambio asimmetrico tra gli oltre 200 miliardi del Recovery Fund destinati all’Italia e la conferma di una regolazione penalizzante per noi. Non sarebbe la prima volta”.








