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Raffaele Cercola, economista: “La Coppa America sarà un’occasione unica per Napoli” | L’analisi

«Un’occasione unica. Per Napoli sarà una vera rinascita a patto che si proceda seguendo quattro principi essenziali, con professionalità e trasparenza».

Raffaele Cercola, ordinario di economia e gestione delle imprese alla Vanvitelli, è tra i massimi esperti a livello mondiale di marketing territoriale. Ed è stato intervistato dal Corriere del Mezzogiorno.

«Regia, processo operativo, comunicazione e monitoring. Un evento come la Coppa America va organizzato come Dio comanda e vanno fatti check sugli obiettivi per testarne l’efficacia. Manifestazioni del genere possono davvero cambiare in meglio il volto di una grande città, ma a patto di seguire una strategia duale e non limitata all’evento stesso».

«Una progettazione che guardi contemporaneamente alla Coppa e quindi al 2027 e subito dopo arrivi al 2040, ossia in grado di sfruttare al meglio per Napoli le strutture e gli interventi per il futuro. Gli esempi virtuosi sono tanti: l’Olimpiade a Barcellona nel ‘92, l’America’s Cup a Valencia 2007, i Giochi Mondiali invernali a Torino quest’anno, solo per citarne alcuni. È importante lavorare avendo le idee chiare e soprattutto fare un gioco di squadra; certo servono competenze ad alto livello, ma anche coraggio decisionale e trasparenza. I cittadini vanno non solo informati ma anche coinvolti, perché tutti gli eventi di portata mondiale come questo rafforzano il senso di identità dei residenti, un altro effetto positivo».

«Occorre potenziare e migliorare l’offerta. È vero che da un paio d’anni grandi gruppi internazionali hanno rilevato alberghi per crearne almeno tre a cinque stelle, ma anche con quelli che apriranno l’offerta alberghiera di altissima qualità non supererà le 300 camere. Decisamente poche. Servono altre strutture a 5 stelle e poi riqualificare i grandi alberghi sul lungomare. Alberghi a tre stelle e B&B restano importanti per un altro segmento di turismo, ma in questo caso parliamo di ospiti dalla grande capacità di spesa abituati a strutture di caratura internazionale».

«Provo a lanciare un’idea. L’area dell’ex Nato a Bagnoli, prima dell’insediamento degli americani, era il collegio Ciano e disponeva di 3.000 camere. Lì si potrebbe realizzare un centro multifunzionale con scuola alberghiera, formazione pratica degli studenti e ospitalità alberghiera. Insomma, creare una filiera che unisca preparazione professionale, accoglienza turistica e posti di lavoro. Un investimento importante per Napoli anche dopo che si sarà conclusa l’America’s Cup».

«Dobbiamo parlare di mobilità integrata e sistema pubblico-privato. Occorrono percorsi, parcheggi, mezzi pubblici e nello stesso tempo capacità di consentire agli ospiti e ai turisti di arrivare agevolmente in alcune aree strategiche. Attualmente ci sono invece delle criticità evidenti che vanno eliminate».

«Ad esempio, se il villaggio degli atleti sorgerà a Bagnoli c’è il problema della strozzatura viaria per raggiungere il quartiere. Tre strade sono nettamente insufficienti. Ricordiamoci che in passato Bagnoli era soprattutto rifornita via mare, perciò occorre ripensare i collegamenti».

«Sì, c’è poco tempo. A mio avviso occorre far tesoro dei suggerimenti degli organizzatori della Coppa. Io sto pensando di invitarli al primo corso nel suo genere che terrò alla Luiss, un master su “Strategie degli eventi”».

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