In Europa si torna a parlare di nucleare. A Parigi, dove è in corso il 2nd World Summit on Nuclear Energy, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato 200 milioni di euro per sostenere gli investimenti privati in tecnologie nucleari innovative, nell’ambito di una nuova strategia europea volta ad accelerare lo sviluppo dei piccoli reattori modulari (Smr), con l’obiettivo di rendere operativa questa tecnologia all’inizio degli anni 2030.
Un’accelerazione forse dettata anche dalle tensioni geopolitiche in atto, che mettono a rischio gli approvvigionamenti dell’Ue, ancora troppo legati al fossile nonostante la quota crescente di impianti green in tutta l’Unione.
Il 2026 è senz’altro l’anno in cui il nucleare vive un nuovo slancio, soprattutto nelle ultime settimane in cui i governi devono fare i conti con i rincari del prezzo dell’energia e la diversificazione delle fonti.
Se in Europa la Francia resta il leader indiscusso – e non è un caso che sia Parigi a ospitare il summit mondiale – una “alleanza nucleare” di oltre 10-14 Paesi europei sta spingendo per investimenti su larga scala, inclusi i reattori modulari di piccole dimensioni (Smr) annunciati oggi dal capo dell’esecutivo Ue.
Secondo Eurostat, oggi sul territorio europeo sono attivi circa 100 reattori e altri sono in fase di costruzione.
A guidare gli investimenti sono Francia e Polonia.
La Francia copre attualmente il 45% della produzione nucleare europea e ha in programma un nuovo piano di investimenti per ulteriori reattori.
La Polonia, invece, ha pianificato investimenti per circa 150 miliardi di euro entro il 2040 per la sua svolta energetica, con una forte accelerazione prevista tra il 2025 e il 2026.
Per ridurre la dipendenza dal carbone, Varsavia ha avviato un ambizioso programma per costruire la sua prima centrale nucleare (3 reattori AP1000) a Lubiatowo-Kopalino, con l’obiettivo di entrare in funzione nel 2033, oltre a valutare lo sviluppo di piccoli reattori modulari (Smr).
Il Belgio, pur avendo programmato la dismissione dei suoi 7 reattori – che coprono circa il 40% del fabbisogno energetico nazionale – ha esteso la vita operativa di alcuni impianti fino al 2045 per garantire la sicurezza energetica.
Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria e Romania restano fortemente orientate al nucleare e stanno pianificando la costruzione di nuovi reattori e l’estensione della vita di quelli già attivi.
Olkiluoto 3, in Finlandia, è un reattore di tipo Epr (terza generazione) da 1.600 MW, il più potente d’Europa, ed è uno dei cinque reattori attivi in Finlandia.
Svezia, Slovenia, Paesi Bassi e Romania operano centrali nucleari e stanno valutando nuove costruzioni o l’adozione di Smr.
Il ministro dell’Ambiente e dell’Energia, Gilberto Pichetto Fratin, che oggi ha partecipato al vertice di Parigi sul nucleare, ha aggiornato la posizione dell’Italia: “Nel 2023 abbiamo istituito la Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile, che ha riunito le migliori competenze tecnico-scientifiche del Paese, consentendo di integrare, per la prima volta, lo scenario nucleare nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima.
Le ipotesi elaborate prevedono, entro il 2050, una capacità installata tra 8 e 16 GW, con una copertura potenziale della domanda elettrica compresa tra l’11% e il 22%”.








