Adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici è una necessità, ma anche un’opportunità. E vi spiego perché

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Il 24 febbraio l’Unione Europea ha pubblicato on-line la nuova Strategia Europea di Adattamento ai Cambiamenti Climatici.

I cambiamenti climatici stanno causando e causeranno gravi impatti in tutta Europa, e.g. aumento di temperatura dell’aria e dei mari, differenze regionali nel regime di precipitazione, aumento di intensità e/o frequenza di eventi estremi, innalzamento del livello del mare e modifiche agli ecosistemi.

Qual è il clima terrestre in cui stiamo vivendo in questi anni?

Il Pianeta si è riscaldato di più di 1 ° C rispetto ai livelli preindustriali e le proiezioni dei modelli climatici stimano per la fine del secolo un riscaldamento fino a 3 ° C ove si attuino gli attuali impegni assunti dai Paesi che hanno ratificato l’Accordo di Parigi del 2015 o, ancora peggio, fino a 4 ° C ove si continuasse con il business as usual. Siamo, dunque, ben lontani dall’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro 2 ° C o, meglio ancora, entro 1,5 ° C rispetto ai livelli preindustriali, come è scritto nell’Accordo di Parigi.

E l’Europa? L’Europa non sta meglio rispetto al resto del mondo.

Nel vecchio continente gli eventi estremi meteo-climatici hanno provocato e stanno provocando gravi perdite economiche, che sono in media intorno ai 12 miliardi di euro all’anno.

L’attuale economia dell’UE subirebbe una perdita annuale di circa 170 miliardi di euro se fosse esposta ad un riscaldamento globale di 3 ° C oltre ai livelli preindustriali. E anche se fosse esposta solo a 1,5 ° C, l’attuale economia EU subirebbe sempre una perdita, sebbene minore, ma pur sempre di circa 40 miliardi di euro all’anno.

Quindi è essenziale impegnarsi ad attuare misure globali di mitigazione, i.e. riduzione delle emissioni di gas climalteranti e blocco della deforestazione. Purtroppo, se anche fosse attuato oggi un blocco di tutte le emissioni di gas ad effetto serra, ciò non servirebbe a fermare gli impatti dei cambiamenti climatici che sono in corso. Anche le riduzioni temporanee delle emissioni di gas climalteranti, derivanti dalla pandemia Covid-19, hanno scarso effetto sul trend di riscaldamento del clima terrestre.

Quindi è necessario adattarsi agli impatti che non possono essere evitati.

Occorre attuare azioni di prevenzione del rischio climatico (i.e. adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici attuali e futuri) insieme ad azioni di mitigazione.

Questa nuova strategia dell’UE di adattamento aggiorna la vecchia strategia di adattamento pubblicata nel 2013 ed è parte integrante del Green Deal Europeo: fare in modo che nel 2050 l’Europa raggiunga la neutralità climatica (zero emissioni nette di carbonio) e nello stesso tempo diventi resiliente ai cambiamenti climatici e, quindi, con una rafforzata capacità di adattamento e con una vulnerabilità minima in linea con l’Accordo di Parigi del 2015 e la proposta di legge europea sul clima.

Le misure di adattamento dovranno essere attuate in stretta collaborazione con altre iniziative del Green Deal come la Strategia sulla Biodiversità 2030 e la Strategia ‘Farm to Fork’ (per una filiera agroalimentare sostenibile in Europa), entrambe già pubblicate nel 2020, e con le due strategie di prossima pubblicazione come la Strategia Forestale e la Strategia per una Finanza Sostenibile.

L’obiettivo di questa nuova strategia di adattamento è quello di progredire seriamente a livello di Paesi Membri UE nella resilienza climatica, pianificando ed attuando misure di adattamento intelligenti, sistemiche e più veloci.

Ciò significa lavorare sulla resilienza a tutti i livelli (dal nazionale al locale), usufruendo della migliore conoscenza scientifica ed elaborando chiari ed efficaci sistemi di governance.

Le soluzioni basate sulla natura (nature-based solutions) o adattamento verde sono individuate tra le misure più efficaci da attuare al fine di rafforzare la resilienza climatica e nello stesso tempo preservare la biodiversità e bloccare il degrado degli ecosistemi.

Queste soluzioni possono offrire molteplici benefici ambientali, economici (la riduzione del rischio di danni derivanti da disastri naturali, l’aumento della produttività e dell’innovazione e, quindi, di nuovi posti di lavoro) e sociali (minori danni alla salute umana e animale e crescita del benessere).

Inoltre, queste azioni green possono assumere un ruolo duplice nella lotta ai cambiamenti climatici, perché possono rappresentare anche azioni di mitigazione dei cambiamenti climatici (i.e. portano ad una riduzione delle emissioni climalteranti). 

E’ bene ricordare che preservare la biodiversità può anche contribuire a ridurre il rischio di future pandemie, come quella attuale da COVID-19.

In conclusione, il messaggio espresso da questa nuova strategia dell’UE è chiaro: adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici è una necessità, ma anche un’opportunità per la crescita sostenibile dell’Europa e per il miglioramento del benessere dell’intera comunità.

Questo messaggio deve essere colto e sostenuto dal nostro Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il quale, peraltro, include non solo sussidi europei, ma anche prestiti.

E’ quanto mai necessario che il PNRR venga ben costruito nei suoi contenuti, ma anche ben gestito nella sua valutazione ed attuazione per il benessere nostro e per quello delle generazioni future.

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