Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Produzione industriale in lieve crescita a febbraio ma ancora sotto i livelli del passato | L’analisi dell’ISTAT

Produzione industriale in lieve ripresa ma con segnali ancora deboli

La produzione industriale registra a febbraio un aumento dello 0,1% su gennaio e dello 0,5% su febbraio 2025, mentre nell’ultimo trimestre arretra dello 0,4% rispetto al periodo precedente. I dati diffusi dall’ISTAT evidenziano un avanzamento congiunturale dopo due mesi di arretramento, ma indicano anche un quadro ancora fragile per il sistema produttivo.

Non si registrano infatti gli effetti dell’attacco in Iran, iniziato il 28 febbraio 2026, che potrebbe incidere sui costi energetici e sulla dinamica dell’industria. Le associazioni dei consumatori segnalano che la produzione è “sostanzialmente ferma” e avvertono che potrebbe subire un ulteriore rallentamento a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia legato alle tensioni in Medio Oriente.

I settori in crescita e quelli in flessione nell’industria manifatturiera

L’analisi dei comparti industriali mostra un andamento differenziato tra i diversi settori di attività economica. Gli incrementi annui più elevati riguardano la fabbricazione di mezzi di trasporto, che cresce del 10%, la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, con un aumento del 7,8%, e la fabbricazione di macchinari e attrezzature, che registra un incremento del 5,2%.

Al contrario, le flessioni più ampie si rilevano nella fabbricazione di prodotti chimici, in calo del 6,8%, nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati, che diminuisce del 6,4%, e nelle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchinari ed apparecchiature, che segnano una riduzione del 5,8%.

Su base annua si registra inoltre una crescita del 4,4% per la produzione dei beni strumentali, mentre i beni di consumo evidenziano una diminuzione del 2,1%, con una riduzione del 6,4% per quelli durevoli e dell’1,2% per quelli non durevoli. Nello stesso periodo, la produzione dei beni intermedi cresce dello 0,1%, mentre quella dell’energia diminuisce del 2,1%.

Confcommercio: industria sotto i livelli del passato, turismo fattore di tenuta

Secondo Confcommercio, il dato di febbraio mostra un lieve ritorno in territorio positivo, coerente con alcuni segnali di miglioramento dell’economia. Tuttavia, l’associazione evidenzia che “l’attività dell’industria è ancora decisamente inferiore ai livelli toccati nello scorso decennio”.

Nello stesso contesto, l’Ufficio studi sottolinea il ruolo del turismo nel sostenere la crescita economica nazionale. In particolare, evidenzia che “il turismo è uno dei principali driver della tenuta e della crescita dell’economia italiana”. Inoltre, si rileva che “il primo bimestre dell’anno in corso fa segnare una crescita complessiva delle presenze di quasi il 26% rispetto al 2019”, mentre “da dicembre 2025 anche la componente italiana è in forte sviluppo”.

Retribuzioni in crescita nel 2025 e recupero parziale del potere d’acquisto

Nel 2025 le retribuzioni contrattuali orarie crescono oltre l’inflazione, contribuendo a recuperare parte del potere d’acquisto perso negli anni successivi alla pandemia. Secondo un report della CISL su retribuzioni e contratti, le retribuzioni contrattuali registrano un aumento del 3,1%, con un differenziale positivo di 1,4 punti percentuali rispetto all’inflazione, pari all’1,7% secondo l’indice IPCA.

Nonostante questo recupero, resta un divario rispetto ai livelli precedenti alla pandemia. La CISL segnala infatti che per le retribuzioni contrattuali permane un gap negativo del 6,4% rispetto al 2019, mentre per le retribuzioni di fatto, che includono straordinari e altri compensi, il differenziale negativo si riduce all’1,7%.

Considerando anche gli interventi fiscali e le retribuzioni nette, il divario rispetto al periodo precedente alla pandemia si riduce ulteriormente, arrivando a circa l’1%, con una differenza dello 0,5% per i redditi mediani e del 2,9% per quelli bassi.

Prospettive per il 2026 tra inflazione e tensioni internazionali

Le prospettive economiche per il 2026 dipenderanno in larga misura dall’evoluzione del conflitto internazionale e dall’andamento dell’inflazione, elementi che incideranno direttamente sul recupero del potere d’acquisto delle famiglie e sulla dinamica della produzione industriale.

Alla fine di dicembre 2025, l’ISTAT prevede per il primo semestre del 2026 una crescita media delle retribuzioni contrattuali orarie monetarie del 2,4%, mentre nella media dell’intero anno la crescita stimata si attesta all’1,9%.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.