“Oggi c’è il problema del gas. Ieri c’è stata la dichiarazione del nostro Descalzi, di Eni: oggi è facile dire di andare a prenderci il gas in Russia. Io oggi per coerenza dico ‘andiamo a prenderci il negoziato’” con la Russia, “lo abbiamo lasciato a Trump, non c’è un governante europeo che abbia il coraggio o la forza di intestarsi una svolta negoziale. Facciamo quello e poi possiamo anche andare a prendere il gas”.
Ieri pomeriggio nel tempio di Vibia Sabina e Adriano, in piazza di Pietra a Roma, si è tenuta la presentazione alla stampa del nuovo libro di Giuseppe Conte Una nuova primavera. In una sala gremita quel che ha impressionato è l’enorme numero di telecamere, microfoni e taccuini che hanno “assediato” il Presidente del Movimento 5 Stelle sia all’atto dell’ingresso che al termine della presentazione.
Molti dei presenti, davanti a una tale imponente partecipazione mediatica, nei piccoli conciliaboli che, in occasioni di questo genere, non mancano mai, hanno iniziato a parlare di un cambiamento del “vento” che nell’arco di circa un mese sembra aver preso piede.
Nel loro rapido succedersi: la deflagrazione della situazione mediorientale senza che si intravvedano vie d’uscita, l’esito del referendum, le elezioni ungheresi, pur nella loro estrema eterogeneità e non comparabilità, sono accadimenti che restituiscono l’idea, quanto meno a livello di semplice percezione, di una volontà di mutamento.
Un’ora di domande da parte di Giovanni Floris e di risposte in cui Conte, nel narrare della sua storia personale che dalla Puglia lo ha condotto a Roma, ha evocato, personaggi, fatti e aneddoti, senza risparmiare garbate critiche verso coloro che in passato hanno espresso riserve o si sono rivoltati contro. Ha ribadito però che la vera questione, anche in una prospettiva di alleanza future, non può essere quella di una personalizzazione di vicende e di scontri. Deve essere posta sul diverso piano dell’alleanza su idee e progetti che sappiano coinvolgere le forze politiche interessate prima ancora che le persone che ne incarnano i vertici. Uno dei temi clou ovviamente è stato quello delle primarie, su cui Conte ha precisato che si è dichiarato disponibile dopo che tutti gli altri le avevano prospettate, sicché adesso si meraviglierebbe se ci fosse un ritorno indietro. Primarie aperte, che rappresentano un po’ l’anima del PD, nell’ambito delle quali costruire un confronto che possa servire all’elettorato per maturare piena consapevolezza su quel che ci si propone di fare per il futuro.
Un’ulteriore sensazione che nel corso del pomeriggio si avuta è che l’esito del referendum abbia segnato l’apertura della competizione elettorale. Una campagna che, al momento, se si guarda a quello che sarebbe il naturale termine della legislatura, si preannuncia lunga e, per certi versi, logorante.
Soprattutto per chi si trova contemporaneamente a dover gestire una situazione interna e internazionale, economica ma non solo, molto pesante. Ancor più se si considerano le numerose incertezze e i tanti rischi che si stanno giorno dopo giorno addensando, tra cui in primo piano quelli concernenti gli approvvigionamenti delle materie prime e dell’energia.








