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Pressing dell’Italia per lo stop al Patto di Stabilità. Ue: “Non ci sono le condizioni” | Lo scenario

Il governo italiano prosegue il suo pressing per arrivare alla sospensione del Patto di Stabilità da parte dell’Ue, visti i contraccolpi economici del conflitto in Medio Oriente, con il forte rialzo del prezzo dell’energia.

Contemporaneamente l’esecutivo lavora alla stesura del Documento di Finanza Pubblica, in cui presumibilmente le stime sulla crescita verranno ritoccate prudenzialmente al ribasso visto il contesto internazionale.

L’Europa però continua a tenere chiusa la porta alla prospettiva di sospendere il Patto.

“Al momento, dobbiamo constatare che le condizioni per attivare misure alternative, come la clausola di salvaguardia generale o la clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità, non sussistono”, chiarisce la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.

Che poi aggiunge: “Procederemo passo dopo passo per valutare l’evoluzione della crisi e della situazione in Medio Oriente. Al momento, le condizioni non sono ancora soddisfatte.”

La Commissione dovrebbe presentare una “comunicazione su questioni energetiche” il 22 aprile, alla vigilia del vertice informale tra i leader europei che si terrà il 23-24 aprile a Cipro.

Negli scorsi giorni il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha ripetuto di conoscere la risposta della Commissione europea al quesito italiano: “Solo in presenza di grave recessione.”

Poi però ha chiosato: “Temo che, se la situazione continuerà così sul fronte dell’energia e degli oli combustibili, la recessione arriverà.”

Oggi gli hanno fatto eco anche altri componenti del governo.

Per il ministro delle Imprese Adolfo Urso: “L’Europa non può stare ferma mentre il mondo è in guerra.

Il patto di stabilità certificava una situazione di stabilità, oggi il mondo è in una situazione di incertezza globale.

Più instabile di questo cosa c’è?

Bisogna prendersi la flessibilità per reagire nel modo migliore.”

Mentre il vice ministro dell’Economia Maurizio Leo ha aggiunto: “Stiamo cercando di venir fuori dalla procedura di infrazione.

E, tenuto conto delle emergenze in corso, qui è una situazione analoga a quella del Covid.

Confidiamo di portare avanti anche a livello europeo tutte le istanze per avere un allentamento, favorirà anche gli interventi successivi sul versante economico.”

Il governo, insomma, punta a replicare la sospensione dei vincoli di finanza messa in atto a marzo 2020 per fronteggiare la fase più dura della pandemia di Covid.

Nel frattempo l’esecutivo lavora alla stesura del Dfp, che deve essere inviato a Bruxelles entro fine aprile, che conterrà un probabile ritocco delle stime sul Pil in linea con quelle dei principali enti di previsione nazionale.

Il Tesoro dovrebbe limare le cifre fino all’ultimo, visto lo scenario economico estremamente incerto.

Nelle scorse settimane Bankitalia ha stimato che il Pil dell’Italia aumenterà dello 0,5% sia quest’anno sia il prossimo e dello 0,8% nel 2028.

L’Ocse invece ha indicato per l’Italia una possibile crescita dello 0,4%, con un taglio rispetto allo 0,6% ipotizzato prima della guerra.

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