La crisi creata dalla guerra in Ucraina e le conseguenti sanzioni «creano qualche problema alle banche italiane». Lo spiega Eugenio Pinto, professore di principi contabili internazionali alla Luiss, sottolineando che «Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno delle esposizioni in Russia, ma non tali da mettere a rischio la loro solidità».
Nessun allarme, secondo Pinto, neanche sulle quotazioni dei titoli bancari. Ieri tutto il comparto bancario ha chiuso la seduta di Borsa in rosso con Intesa Sanpaolo e Unicredit che hanno lasciato sul terreno rispettivamente il 7,43% e il 9,48%, come conseguenze del congelamento delle riserve russe all’estero. Anche oggi il comparto soffre negli scambi con Intesa e Unicredit ancora il segno meno davanti e un calo del 5,34% e del 2,72%.
Le conseguenze delle sanzioni
«Abbiamo una guerra alle porte. C’è un’incertezza fisiologica che spinge la volatilità» e che interessa tutto il settore anche in vista dell’applicazione del blocco, seppure selettivo, dello Swift. Una misura, «abbinata al blocco all’estero delle ricchezze della Banca centrale», con la quale la Ue e i suoi alleati «hanno tolto la terra sotto i piedi a Putin». Le «sanzioni finora prese contro la Russia mordono. Lo dicono i fatti: ci sono state conseguenze immediate sul mondo russo», ha continuato il professore mettendo in evidenza come le misure «stanno funzionando anche per la compattezza del mondo occidentale».
Quanto all’impatto sulle imprese, bisogna distinguere tra quelle che esportano soltanto e quelle che hanno stabilimenti e quindi producono in Russia. A soffrire di più, ha spiegato Pinto, saranno le aziende che producono in Russia perché «si troveranno in difficoltà a vendere in Europa. C’è il rischio di un blocco operativo. Subiranno uno choc molto forte». Le imprese che esportano soltanto «dovrebbero subire meno ripercussioni. Spesso i crediti all’estero hanno una copertura assicurativa garantita da Sace. Quindi quel rischio è in capo allo Stato».
I beni esteri
Un altro colpo verrà inferto a Putin con il congelamento dei beni detenuti dagli oligarchi all’estero. Durante l’informativa urgente in Parlamento, il premier Mario Draghi ha spiegato che anche l’Italia sta valutando un intervento di questo tipo. «L’idea di adottare queste misure per la cerchia più ristretta del presidente russo sarà efficace sia perché una larga parte dei destinatari ha beni in giro per il mondo sia perché le nuove imprese ne risentono in termine di valore», ha continuato. «Certo» ha sottolineato Pinto «queste misure avranno un impatto molto forte anche sulla popolazione, sugli innocenti che spesso sono anche contrari alla politica del loro presidente. Ci sarà un enorme aumento dell’inflazione che porterà anche difficoltà nell’approvvigionamento di beni di prima necessità, alimentari e farmaci. Ma sono inevitabili».
Il gas
Il conflitto ha poi messo in evidenza il problema della dipendenza dell’Italia sull’import di gas. «La Russia si è dimostrato un Paese inaffidabile, anche se bisogna sottolineare che non ha alcun interesse a interrompere le forniture perché l’economia rischierebbe il collasso immediato visto che dipende in modo importante dai pagamenti delle forniture». Anche quando la crisi ucraina sarà risolta, per l’Italia «è fondamentale realizzare la nuova strategia energetica annunciata dal presidente Draghi fino ad arrivare all’indipendenza dalla Russia» ha continuato Pinto. «Bisogna considerare però che variare i volumi di produzione di energia non è come accendere o spegnere un interruttore. Sono necessari dei mesi, anche degli anni. È necessario lavorare per diversificare le fonti e spingere sulle rinnovabili».
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