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Pietro Garibaldi (La Stampa): «Sul mercato del lavoro si abbatte lo spettro dell’inflazione»

“Mentre la politica è concentrata sul ‘Quirinal game’, nel mercato del lavoro italiano si aggira un pericoloso spettro che si chiama inflazione e che quasi nessuno osa menzionare”. Pietro Garibaldi sulla Stampa prova a riportare il dibattito su temi molto concreti: “L’Istat – osserva l’editorialista – ha da poco certificato che a dicembre 2021 su base annuale (quindi rispetto al dicembre 2020) i prezzi sono aumentati di quasi il quattro per cento, un aumento che in Italia non si registrava da circa 25 anni, addirittura prima dell’introduzione dell’euro. L’aumento generalizzato dei prezzi- trainato da un’esplosione dei prodotti energetici – colpisce in prima battuta imprese e consumatori attraverso il caro bollette.

Se però l’aumento dei prezzi continuerà nei prossimi mesi, l’aumento generalizzato dei prezzi si estenderà a tutto il mercato del lavoro. Scartando quindi un meccanismo automatico (la famigerata scala mobile ndr), dobbiamo comunque porci il problema di come difendere i lavoratori da un’inflazione che – lo scongiuriamo tutti – potrebbe rimanere con noi nel medio periodo. Prima o poi i sindacati dovranno portare il problema al tavolo negoziale con le imprese. Queste ultime – giustamente – sosterranno che dal momento che operiamo con una moneta unica europea, non si può risolvere il problema ignorando il comportamento degli altri paesi.

E’ vero che se l’inflazione dovesse continuare ad aumentare su tutta l’area euro, a un certo punto dovrà intervenire la Banca centrale europea attraverso un aumento dei tassi di interesse che – da prima della pandemia – sono intorno allo zero. Dopotutto, il compito principale della Banca centrale è proprio quello di generare un livello di inflazione nell’area euro inferiore al due per cento. Anche se la nuova inflazione italiana è un fantasma che fa paura a tutti, il problema dei suoi effetti sul potere d’acquisto di salari e stipendi andrà prima o poi affrontato.

Questo non significa auspicare una primavera di lotte e rivendicazione salariale. Siamo però certi – conclude – che dopo la fine del ‘Quirinal game’ avremo bisogno di un governo autorevole su temi economici e in grado di concertare una situazione terribilmente difficile in tema di inflazione, salari e riduzione del potere d’acquisto dei lavoratori”.

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