Il Covid ci ha imposto la diffidenza, anche nella cena di Natale. Così, lo scrittore e romanziere Francesco Piccolo immagina il cenone del 2021: pieno di sospetto e diffidenza. «L’anno scorso a Natale non ci si poteva vedere né con tutta la famiglia né con gli amici. Quest’anno si può stare insieme, è il miglioramento che ci ha permesso la scienza, ma le cene e i pranzi saranno all’insegna del sospetto, del pentimento», evidenzia Piccolo.
Ma soprattutto «sarà un Natale pieno di diffidenza», perché «la verità è che da quando c’è il Covid non vuoi più davvero bene a nessuno, cerchi solo di salvaguardare te stesso», dice su la Repubblica. Cosicché «tutti andremo a festeggiare il Natale dicendo: ma non è che stiamo facendo una cazzata?», si chiede Piccolo. Insomma, «a tavola, a Natale, tutti si guarderanno come in un film di Sergio Leone, e intanto si chiederanno chi è più pericoloso, e perché hanno messo proprio quello zio seduto accanto a te».
E così «per tutto il tempo del pranzo di Natale l’argomento unico sarà il Covid, con lamentele e ipotesi fantascientifiche, intervallate di continuo dalla seguente frase: dai, basta parlare di Covid. E tutti risponderanno: sì, è vero, basta, parliamo d’altro; e qualcuno si rivolgerà a un bambino per cambiare discorso: tu che classe fai? E il bambino risponderà in modo insensato: sono in Dad. E si ricomincerà».
Alla fine, conclude lo scrittore, «il pranzo di Natale sarà una lunga strategia travestita da curiosità per capire se le persone che stanno a tavola con te conducono una vita pericolosa. E quando lo hai capito, ormai è troppo tardi, siete già arrivati al panettone».
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