Il governo «sta davvero sbagliando». Non si può pensare «di disegnare il futuro dell’Italia, grazie alle straordinarie risorse che arrivano dall’Europa, senza coinvolgere, nelle decisioni strategiche e sui risultati attesi, il mondo del lavoro. È un errore». Lo afferma in un’intervista a la Repubblica Maurizio Landini, Segretario Generale della CGIL. Tra l’altro, «non erano questi gli impegni presi dal governo con i sindacati ad ottobre». Landini non chiede la concertazione, né di discutere sui singoli progetti, ma rivendica piuttosto «il diritto del mondo del lavoro di partecipare alla costruzione di un nuovo modello sociale e di sviluppo».
La prospettiva «che abbiamo davanti è straordinaria: mai abbiamo avuto la disponibilità di risorse così ingenti per investire e cambiare il Paese», dalla politica energetica e industriale ai processi di istruzione e di formazione permanente. Su tutto questo «vogliamo poter dire la nostra».
Landini auspica inoltre «un ruolo diverso dei sindacati. Il 2021 deve essere l’anno in cui costruire nuovo lavoro, non l’anno dei licenziamenti. Abbiamo di fronte un’occasione unica per riformare gli ammortizzatori sociali, le politiche attive per il lavoro, il fisco, la pubblica amministrazione».
Il segretario della CGIL esprime inoltre la sua perplessità rispetto all’idea di sovrapporre nel Recovery Plan «manager esterni alla struttura amministrativa esistente che così rimarrebbe immodificata. Bisogna invece creare un nucleo di dirigenti generali (anche più di sei, se necessario), se si vuole anche presi dall’esterno, ma inseriti nella struttura dello Stato avviando così una prima fase della riforma della pubblica amministrazione». A questo scopo, prosegue, sarebbe utile «promuovere un grande bando pubblico per assumere diecimila giovani con le necessarie competenze e mettere così in grado i Comuni e le Regioni di svolgere la loro azione di progettazione e realizzazione degli interventi».
Sullo sciopero dei dipendenti pubblici previsto per mercoledì prossimo, sottolinea che non è stato indetto «solo per una questione salariale, che pure esiste» ma anche per chiedere il rinnovo del contratto, per «ridurre la precarietà, decidere nuove assunzioni, gestire i cambiamenti digitali e valorizzare le professionalità nel lavoro. Scioperiamo per cambiare la pubblica amministrazione».
A proposito dei fondi europei, infine, afferma che è giunto il momento «di battersi per un Mes europeo che rafforzi la sanità pubblica in tutta Europa».








