In un editoriale pubblicato sul Corriere della Sera, Marco Imarisio riflette sulla guerra in Ucraina richiamando l’immagine della Prima guerra mondiale: da una scintilla può nascere un incendio immane.
Oggi, osserva il giornalista, il conflitto scatenato dalla Russia ha superato per durata quello del 1914-1918 e per comprenderne gli sviluppi è necessario guardare alla visione della realtà di Vladimir Putin.
Secondo Imarisio, nel discorso tenuto al Forum economico di San Pietroburgo il presidente russo ha mostrato ancora una volta una profonda distanza dai problemi reali del Paese.
Putin ha sostenuto che il rallentamento dell’economia sia una scelta volontaria, evitando però di affrontare temi come l’aumento delle tasse, l’indebitamento di famiglie e imprese e le tensioni che attraversano l’apparato economico russo.
L’economia, sottolinea l’autore, non è al collasso, ma vive una fase di forte difficoltà.
Il presidente continua inoltre a ignorare gli effetti concreti della guerra sulla popolazione: la paura provocata dagli attacchi con i droni, le crescenti difficoltà nel reclutamento e il numero sempre maggiore di soldati feriti che tornano dal fronte.
Una realtà visibile nelle città russe ma che, secondo Imarisio, resta esclusa dal racconto ufficiale del Cremlino.
L’editorialista evidenzia come molti russi siano stati indotti a considerare il conflitto una guerra esistenziale contro l’Europa.
Putin continua a leggere gli eventi attraverso questa lente e non sembra disposto a modificare la propria strategia.
Dopo il fallimento del piano iniziale di conquistare Kiev e rovesciare Volodymyr Zelensky, non è mai emersa un’alternativa politica o militare.
Per Imarisio, l’unico obiettivo rimasto è consolidare il controllo dei territori occupati per poter rivendicare una vittoria.
Un traguardo per il quale Putin appare disposto ad attendere ancora a lungo, accettando nuovi sacrifici e nuove vittime.
Per questo, conclude l’autore, la fine della guerra appare ancora lontana.








