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Per ora nessuna guerra nucleare? | L’analisi di Gabriele Segre

“All’annuncio del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, il mondo ha tirato un mezzo sospiro di sollievo -commenta Gabriele Segre su La Stampa-. Visti i presupposti apocalittici, abbiamo pensato di aver scampato il peggio.

Nessuna guerra nucleare.

Almeno per ora.

È proprio quel “per ora” a dominare la scena: sospesi tra il sollievo e la certezza che la prossima crisi sia già dietro l’angolo.

La tregua è arrivata novanta minuti prima dell’ultimatum trumpiano; Washington e Teheran hanno scoperto solo dopo la firma di aver esaminato testi diversi; Israele continua a bombardare il Libano; Hormuz apre e chiude.

Tutto fa pensare che l’incontro ad Islamabad assomiglierà più a un dialogo tra piromani che a una conferenza.

A essere scettici non si sbaglia.

Il mondo non ha smesso di evitare le guerre; ha smesso di saperle chiudere.

Chiunque può cominciare un conflitto.

Ma è sulla capacità di terminarlo che si misurano le gerarchie del potere.

Alla base stanno le potenze ordinarie: se puoi aprire il fuoco, conti.

Sopra siedono le superpotenze, che possono permettersi guerre lunghe.

Al vertice l’egemone globale: quello che decide come finiscono i conflitti.

Gli Stati Uniti del Novecento fecero questo.

Poi l’egemonia si è logorata: in Vietnam, Iraq, Afghanistan, Washington ha scoperto di saper entrare ovunque, ma non di uscirne alle proprie condizioni.

È rimasta superpotenza, ma non più abbastanza autorevole da chiudere le guerre.

La Russia insiste a combattere in Ucraina senza riuscire a vincere.

La Cina evita la prova decisiva.

La campagna contro l’Iran lo conferma: gli Stati Uniti hanno fretta di fermarsi.

Non hanno imposto un nuovo ordine; i costi sono diventati insostenibili.

Intanto la scena si riempie di potenze medie, sempre più disposte a combattere.

Il mondo vive una nuova inquietudine: la guerra come condizione permanente.

Anche se questa tregua reggesse, resterebbe il senso di una miccia pronta a riaccendersi.

Nessuno ha più il potere di dire davvero: finisce qui.”

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