Sono molte le funzioni che può assumere il presidente della Repubblica, e proprio «la molteplicità delle possibili interpretazioni e la relativa discrezionalità del presidente costituiscono un fattore positivo per il miglior funzionamento del sistema politico italiano». A osservarlo è Gianfranco Pasquino sul Domani «possono essere molteplici», afferma. «La relativa discrezionalità di cui gode il presidente dipende, anzitutto, dalla definizione dei suoi poteri stabilita, peraltro flessibilmente, nella Costituzione».
«Per quanto ciascun presidente sappia che “rappresenta l’unità nazionale” (art. 87) le differenze nelle modalità con cui è stato svolto questo compito sono state significative. Sono cresciute sia per il cambiar dei tempi e della politica sia per il grado di autonomia di cui ciascun presidente ha potuto e voluto godere, soprattutto dopo il 1994. Molto hanno contato e continuano a contare anche le convinzioni e le capacità del presidente stesso. Dal canto suo, fino dall’inizio del suo primo mandato il presidente Mattarella ha inteso e fatto chiaramente intendere che desidera rappresentare l’unità nazionale non tanto e non solo in patria (!), ma anche in special modo sulla scena europea».
«Pertanto, le sue esternazioni e i suoi comportamenti sono orientati a porre l’Italia, a prescindere dai governi del momento, nella posizione e nella luce migliore possibile. Più di chiunque altro perché sta e vuole rimanere al disopra della mischia politica, Mattarella vuole proiettare sulla scena europea la credibilità del paese di cui è presidente. La lunga telefonata di Mattarella con il presidente Macron era intesa a comunicare a Macron che i rapporti fra Italia e Francia, fra le due nazioni, debbono rimanere (ritornare) a essere improntati a reciproca amicizia. Interpretando l’unità nazionale, il presidente non si è sostituito al governo, ma ha in qualche modo segnalato al governo Meloni che deve ridefinire qualcosa di importante nello specifico rapporto con la Francia».








