Andare in pensione a 62-63 anni solo con la quota che si è maturata dal punto di vista contributivo. E’ questa la proposta del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, in vista della riforma del sistema pensionistico dopo il probabile addio a Quota 100 dal 2022.
“Andare in pensione dai 62-63 anni solo con la quota che si è maturata dal punto di vista contributivo. Il lavoratore uscirebbe dunque con l’assegno calcolato con il contributivo e aspetterebbe i 67 anni per ottenere l’altra quota, che è quella retributiva. Poi è necessario tutelare i fragili, come gli oncologici e gli immunodepressi, che nella fase post Covid devono poter andare in pensione prima”, ha affermato Tridico in una lunga intervista a La Stampa aggiungendo che “dopo Quota 100 non c’è la fine del mondo, ci sono diverse misure di flessibilità da ampliare: l’Ape sociale, i precoci, gli usuranti”.
“Il fatto che il Recovery non si occupi di pensioni non deve stupire e Quota 100 ha un pilota automatico che si autodistrugge. E’ una riforma sperimentale, durava tre anni e finisce al 31 dicembre, non c’è nulla da aggiungere”, ha spiegato Tridico ricordando che al 2022 scatta lo scalone che sposterà l’uscita da 62 a 67 anni e “non è corretto portare sempre il discorso sullo scalone”, ha precisato Tridico convinto che “è tempo di ridisegnare il welfare italiano. I principi del welfare novecentesco sono da ridiscutere e noi siamo già avanti perché abbiamo iniziato a farlo affrontando la pandemia”.
Rispetto al fatto che Cgil, Cisl e Uil bocciano la sua idea di riforma perché temono assegni troppo bassi, Tridico auspica di trovare una convergenza. “Se pagassimo subito tutta la pensione, indipendentemente dai contributi, a 62-63 anni, verrebbe meno la sostenibilità finanziaria. La mia è una proposta aperta ad altri innesti, che il ministro Orlando sta valutando, come la staffetta generazionale o le uscite parziali con il part-time. Ma non possiamo tornare indietro rispetto al modello contributivo”, ha spiegato il numero uno dell’Inps.
“Con l’emergenza abbiamo scoperto che i sussidi servono pure agli autonomi, non solo ai poveri. Poi è stato evidente che la cassa integrazione non poteva essere destinata esclusivamente alla categoria del lavoro dipendente, e infatti un’indennità è stata erogata alle partite Iva e ai lavoratori discontinui del turismo e dello spettacolo. Quindi le politiche attive, che riguardano tutti. Le parole chiave sono flessibilità e semplificazione”, ha concluso Tridico sottolineando che “il sistema di welfare del futuro deve essere più inclusivo e universale. Ai lavoratori occorre garantire una formazione continua, conoscenze e competenze per rimanere sempre agganciati al mercato”.








