“Anche se, dopo la famosa frase di Biden a Varsavia “quest’uomo (Putin) non può restare al potere”, il segretario di Stato Blinken ha detto che gli Usa non puntano a un “cambio di regime” a Mosca, in realtà la Casa Bianca si comporta proprio come se puntasse a sfrattare l’inquilino del Cremlino. Dopo averlo accusato di genocidio, e dunque aver chiuso la porta al negoziato (si può trattare con un genocida?), Biden ha telefonato a Zelensky per annunciargli l’invio di nuove armi per 800 milioni di dollari: non si tratta solo dei soliti missili anticarro e antiaereo che hanno ben funzionato a Kiev, ma anche di armi pesanti (artiglieria, mezzi corazzati, elicotteri) per consentire agli ucraini di combattere la grande battaglia del Donbass.
Perché Biden è diventato “guerrafondaio”, mettendo in imbarazzo i leader europei, Macron e Scholz, che sono costretti a prendere le distanze da lui per mantenere vivo un esile filo di dialogo con Mosca?”.
Lo sostiene il direttore di Askanews Paolo Mazzanti nel suo editoriale del magazine digitale InPiù.net
“Certo, Biden deve affrontare a novembre le elezioni di medio termine, rischia di perdere il Congresso e accentua i toni duri per non dare spazio a Trump e ai repubblicani. Certo, i Paesi dell’Est europeo, dalla Polonia ai Baltici a Svezia e Finlandia, che vogliono entrare nella Nato, lo spingono a mostrare i muscoli. Certo, le armi le chiede a gran voce Zelensky che vuole continuare a combattere.
Ma l’impressione è che Biden pensi che gli ucraini possano davvero resistere e impedire la conquista russa del Donbass e del Sud, come dimostra l’affondamento dell’incrociatore russo Moskva nel Mar Nero e i nuovi attacchi missilistici ucraini sulla città russa al confine nord-est Belgorod. E pensa che di fronte a una sconfitta, o a una mancata vittoria, Putin potrebbe davvero cadere e dunque evitare che, una volta conquistato il Donbass tra qualche anno riprenda l’avanzata verso Kiev. E se anche non cadesse, il prolungamento della guerra darebbe un colpo durissimo alla Russia.
E la Cina, che continua a pensare di annettersi Taiwan, imparerebbe la lezione. Per questo Biden, seguito da Boris Johnson e da una parte dei leader europei (Borrell, forse Von der Leyen), pensa che si debba sfruttare fino in fondo l’occasione di infliggere a Putin una ferita forse mortale, anche rischiando altre vittime ucraine e un’escalation di aggressività russa. Speriamo sia un calcolo razionale, fondato su informazioni attendibili” conclude Mazzanti.








