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Paolo Lepri (Corriere della Sera): La “lezione di realtà” che scuote l’Occidente

Paolo Lepri sul Corriere della Sera parla di “lezione di realtà” che si trova ad affrontare l’Occidente: “Oltre a tanta angoscia e dolore – scrive l’editorialista – la guerra di Vladimir Putin ha inflitto ad un mondo inquieto una tormentata certezza morale, naturalmente pervasa di altra angoscia e di altro dolore: la giusta, esemplare resistenza degli ucraini deve essere sostenuta con tutti i mezzi a disposizione.

Certo, anche con le armi. Impossibile mettere fiori nei cannoni o fare volare colombe sulle rampe dei missili che sterminano i civili.

Aiutare Volodymyr Zelensky a difendere la sopravvivenza di un Paese che guarda in direzioni diverse dal panorama visibile attraverso le opache finestre del Cremlino costituisce un valore in sé. Anche un dovere.

In qualche modo autocritico, bisogna aggiungere, perché al di là delle possibili «colpe» delle nostre società imperfette non avevamo interamente capito — nonostante i molteplici segnali allarmanti — la minaccia delle nuove politiche di potenza, la forza delle pulsioni autoritarie, i pericoli globali rappresentati dall’antidemocrazia.

In questo scenario cupo – dice Lepri – si tratta ora, dopo quasi due mesi di sangue, di non discutere soltanto delle alternative tra una (eventuale) pace buona e una pace cattiva, ma di fare veramente di tutto per mettere fine al conflitto e alle sofferenze della popolazione ucraina.

Come fare in modo che questa ricerca di dialogo sia efficace? In primo luogo riducendo il più possibile le sfumature differenti che affiorano talvolta nel fronte antiaggressione. La pace va perseguita con determinazione e al più presto, dando sempre maggiormente alla Russia il senso della mancanza di vie d’uscita e aiutando Zelensky sulla via di un negoziato.

Altre opzioni non esistono. L’idea di una vittoria ucraina in grado di trasformare la sicurezza europea è suggestiva ma temeraria. La possibilità di un regolamento dei conti definitivo tra Washington e Mosca, con tutti gli altri a fare da spettatori, è invece pericolosa.

Mai come adesso è necessaria una convergenza di vedute totale tra le due sponde dell’Atlantico. Con a fianco gli Stati Uniti, l’Europa può insistere sull’obiettivo del cessate il fuoco. Non provarci – conclude – rappresenterebbe una battuta d’arresto per la sua intera storia”.

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