“L’Europa che è stata costruita, realizzando obiettivi un tempo inimmaginabili come la nascita di una moneta unica e l’abbattimento delle frontiere interne, sta affrontando una tempesta che rischia di travolgerla”.
Così Paolo Lepri sul Corriere della Sera a proposito del Qatargate e del “nemico non visto”: “Non è il caso di minimizzare, ma di cercare i rimedi.
Il Qatargate – scrive l’editorialista – obbliga a ripensare tutto, perché manda in frantumi la qualità principale di un progetto condiviso: la trasparenza. Se viene meno la trasparenza tremano i valori democratici.
Quanto è accaduto è ancora più grave perché intacca contemporaneamente la visione dei padri fondatori, il funzionamento delle istituzioni e la percezione dei cittadini.
Con tutte le sue difficoltà e le sue incompletezze, l’Europa di oggi fa parte del nostro modo di vivere.
L’Europa è indispensabile. Se tutto questo è vero, tanto più è arrivato il momento di compiere una profonda, radicale autocritica. Abbiamo abbassato la guardia.
Non ci siamo accorti che il nemico, più che la burocrazia normativa, era la burocrazia politica.
Invece di interrogarci sul ruolo del Parlamento europeo, ormai stanchi della annosa battaglia per accrescerne le prerogative, abbiamo assistito in silenzio al suo logoramento. Le sue vetrate sono diventate oscure.
I virus contenuti (e combattuti) nella politica dei Paesi membri – sottolinea Lepri – hanno avuto vita facile per moltiplicarsi.
Ma i corruttori hanno bisogno dei corruttibili e i corruttibili approfittano, come in questa vicenda, della assenza di meccanismi di verifica e di controllo politici delle loro azioni.
Sentire dire che «a Bruxelles tutti sapevano» rende quanto sta accadendo ancora più intollerabile. Oltre a mettere in discussione le nostre certezze sull’Unione europea e a costringerci a riflettere più in generale su una intelaiatura pensata quando le sue dimensioni erano ben più ridotte e sui suoi meccanismi ormai superati (quanto si è discusso senza risultati decisivi, per esempio, sull’estensione del voto a maggioranza?), il Qatargate solleva questioni ineludibili, ormai epocali, sulla selezione del personale politico e sulla scelta dei rappresentanti dei cittadini. Provare a cambiare – conclude – pur essendo molto difficile, sarà vitale”.








