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Paolo Del Debbio (Rete4): «Tutti gli errori dell’Occidente dopo Pratica di Mare»

“Io non so se Dugin è l’ideologo di Putin, ma nessuno dal Cremlino ha mai smentito questo. Se lo è, come io penso, è davvero un soggetto che ha idee molto precise, che vanno contro qualsiasi regola di base del diritto internazionale.

Idee fondate sulla visione di una grande Russia onnicomprensiva e su una concezione teocratica in base alla quale si ritiene di dover estendere la propria cultura con tutti i mezzi. E questo si chiama fondamentalismo”.

Paolo Del Debbio, conduttore di ‘Dritto e Rovescio‘ su Rete4, che ieri ha intervistato in collegamento Aleksandr Dugin, considerato l’ideologo di Putin, si sofferma sulle parole del politologo russo.

“Dugin è stato di una chiarezza assoluta. Ha detto anzitutto che il legame storico con la grande Russia prevale sul diritto all’autodeterminazione dei popoli, perché quando gli ho detto se riconosceva la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del ’48, lui ha detto di no e in quella Dichiarazione c’è il diritto all’autodeterminazione.

Poi ha detto che è giusto secondo lui quanto ha detto il patriarca di Mosca Cirillo I contro le parate gay. Evidentemente – osserva il giornalista – ha un’idea teocratica e un tipo di cultura che legittimano l’intervento verso chi non accetta quella cultura, appunto”. Insomma per Del Debbio ne discende che quella in corso è una “guerra ideologica, teocratica, religiosa”.

Il conduttore di ‘Dritto e Rovescio’ non manca comunque di sottolineare le mancanze dell’Occidente: “Non c’è dubbio che dal 2014 ad oggi l’Occidente non abbia fatto un bel niente di tutto quello che aveva detto, compreso il portare a termine quel discorso, la famosa stretta di mano a Pratica di Mare tra George Bush e Putin. Senza contare la ritirata dalla politica estera e i disastri fatti da Barack Obama.

Di fatto l’Onu, il Consiglio di Sicurezza nel quale siede la Russia, non ha fatto nulla. Era quello il luogo dove impostare le cose dopo il 2014. Otto anni persi completamente. E l’Europa si rende conto ora che ha bisogno della politica di difesa comune e della politica estera comune. Se ne accorge ogni volta che c’è una crisi, poi in realtà non se ne parla più fino alla crisi successiva”.

Del Debbio, quindi, non ha dubbi che “gli Stati Uniti, prima di tutto, l’Onu in seconda istanza e poi l’Europa non abbiano fatto quel che dovevano. Ed ora non può essere il presidente di turno dell’Unione Europea – osserva infine – a portare avanti, deve essere tutta l’Europa”.

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