“Nelle crisi internazionali i fraintendimenti delle intenzioni dell’avversario o degli avversari hanno l’effetto di aggravarle”. Angelo Panebianco sul Corriere della Sera analizza così “i pericolosi equivoci tra rivali”: “Al punto che – scrive l’editorialista – a volte, senza che nessuno dei protagonisti lo abbia inizialmente voluto, la situazione sfugge al loro controllo e precipita nel disastro.
Una causa rilevante dei fraintendimenti, degli equivoci che rendono così difficoltosi i contatti fra le democrazie occidentali e le due grandi potenze autoritarie (Russia e Cina) dipende dal diverso significato che viene attribuito dalle une e dalle altre al territorio, al suo controllo statale (diretto o tramite un governo fantoccio) e di coloro che vi abitano.
Si consideri il braccio di ferro attualmente in corso sull’Ucraina o quello, probabile, di domani su Taiwan, nonché la «pace cartaginese» (la brutale imposizione del dominio su popolazioni ostili) di cui l’ultima vittima è il Kazakistan (ma la lista è lunga: dalla Bielorussia allo Xinjiang, a Hong Kong).
In tutti questi casi, fra occidentali e potenze autoritarie sembra possibile solo un dialogo fra sordi: con gli uni che agitano il tema del diritto delle popolazioni coinvolte all’autodeterminazione (a decidere autonomamente come e da chi essere governati) e gli altri che rivendicano il proprio diritto a esercitare il controllo su territori di loro proprietà o che hanno comunque per loro valore strategico, qualunque cosa ne pensino coloro che vi risiedono.
Le grandi potenze autoritarie continuano, come gli Stati del passato, a considerare i territori da loro ambìti, nonché le popolazioni che le abitano, come pacchi di cui ci si può tranquillamente impadronire se le circostanze lo consentono. Tanto più se si possono evocare precedenti storici da esibire come prove dei loro «diritti di proprietà» sui suddetti pacchi.
Putin pretende dagli occidentali la promessa che l’Ucraina non farà mai parte della Nato (non spetta al pacco stabilire a chi debba essere consegnato). Gli occidentali obiettano che tocca agli ucraini la libertà di chiedere o meno di entrare nella Nato. Dialogo fra sordi per l’appunto: la competizione geopolitica e le opposte preoccupazioni in tema di sicurezza- conclude – si intrecciano, nella crisi ucraina, con le divergenti ideologie, rispettivamente, dell’impero e delle democrazie”.








