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Angelo Panebianco (Corriere della Sera): «Questi saranno mesi di tregua in attesa che la debolezza della politica riemerga»

La politica debole è il vero vulnus del sistema italiano. Angelo Panebianco sul Corriere della Sera analizza in questa ottica l’attuale situazione: “Con Sergio Mattarella ancora al Quirinale e Mario Draghi ancora a Palazzo Chigi – scrive l’editorialista – l’Italia ha guadagnato forse qualche mese di tregua. Prima che si trovi di nuovo a fare i conti con tutte le sue inadeguatezze, prima che i corvi ricomincino a volteggiare intorno ai palazzi gravemente lesionati, alle istituzioni fragili e malate della Repubblica. Non ci si faccia ingannare.

Che cosa richiederebbe una riforma del sistema politico che, quale che sia la forma istituzionale scelta, possa restituire fiducia nel futuro alla democrazia italiana? Richiederebbe ciò che oggi non è pensabile: una lotta senza quartiere fra una politica decisa a riprendersi le prerogative perdute e tutti quei centri, istituzionali e non, che proprio grazie al vuoto della politica partitica, alla debolezza dei partiti, hanno in tutti questi anni guadagnato spazi e potere e che non sono disposti a rinunciarvi.

Poiché la politica non ammette vuoti, l’indebolimento dei partiti ha favorito l’allargamento dei margini di manovra e l’accrescimento del potere di istituzioni non rappresentative: dalle magistrature di ogni ordine e grado alla Pubblica amministrazione e, verosimilmente, a tanti enti che compongono il parastato. Le magistrature non si sono assicurate solo l’indipendenza costituzionalmente garantita. Approfittando della debolezza dei partiti – sottolinea – hanno invaso il campo altrui, hanno ridotto di molto il potere discrezionale della politica. Lo stesso vale per i rami alti della burocrazia.

Non fatevi ingannare dal fatto che l’emergenza ha dato, temporaneamente (molto temporaneamente) al governo grandi poteri. È solo l’eccezione che conferma la regola. È evidente che se la politica tornasse ad avere forza molti alti funzionari, magistrati, manager pubblici eccetera che oggi fanno il bello e il cattivo tempo, dovrebbero rimettersi in riga. Ma è un cane che si morde la coda: dato che la politica è debole quei centri di potere sono forti e poiché la politica è debole la loro forza è destinata a perpetuarsi. Fino a quando? Fino a quando una crisi (per esempio internazionale) che un sistema debole come il nostro non sarà in grado di fronteggiare, innescherà cambiamenti profondi. Tanto nella Costituzione formale quanto in quella sostanziale, o materiale, della Repubblica. Speriamo dopo quel giorno – conclude – di avere ancora una democrazia”.

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