La guerra in Ucraina ci ha portato «sull’orlo di un baratro», come non succedeva dalla Seconda guerra mondiale. A sostenerlo è l’arcivescovo monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita, Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II e consigliere spirituale della Comunità di Sant’Egidio. «In pochi giorni, la situazione che da anni era sotto gli occhi di tutti è esplosa».
Il ruolo che gioca la Ue è «molto debole e fiacco, finora» aggiunge. «È la seconda volta, dagli anni ’90 con la guerra nei Balcani, che la divisione dell’Europa, la mancanza di compattezza in politica estera non riesce a impedire un conflitto. Altro che clima da guerra fredda, ora è rovente. E rischia di surriscaldarsi», dice in un’intervista al Mattino.
Il primo obiettivo immediato «deve essere fermare l’invasione e mi auguro che i colloqui iniziati per un negoziato verso una conclusione dialogata della guerra» aggiunge «non siano soltanto sostenuti genericamente ma circondati di simpatia, calore, impegno dei governi per non lasciare la soluzione alle armi ma aiutare con decisione lo spiraglio di una soluzione politica urgente, frutto di un lungo e laborioso dialogo».
In questo scenario «paghiamo anche le divisioni interne alle confessioni cristiane. Serve uno scatto di consapevolezza nel capire la radicalità evangelica di una fraternità che è la grande lezione di interdipendenza del Covid: nessuno si salva da solo» sottolinea. «Sogno che papa Francesco, con tutti i patriarchi dei diversi riti orientali, scenda come il 27 marzo 2020 in piazza San Pietro, per propagare un’ondata di indignazione e amore che renda le coscienze di tutti più reattive».
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