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Vincenzo Paglia (arcivescovo): «Siamo sull’orlo dell’abisso. L’Occidente sta cadendo in una trappola?» 

La guerra in Ucraina non può andare avanti. «È un’esigenza etica, umana, storica, strategica». A sottolinearlo è mons. Vincenzo Paglia, che solleva un dubbio: «l’Occidente sta cadendo forse in una trappola?», si chiede. «L’interrogativo è legittimo perché è il momento di chiederci chi vuole davvero il conflitto, se non sia in atto un tentativo davvero diabolico di assuefazione alla guerra, per estenderne la portata e farla diventare davvero una guerra mondiale».  

«E, purtroppo, qualcuno inizia a parlarne in maniera esplicita» aggiunge nel suo intervento sul Riformista. «Non dobbiamo allora tirare rapidamente e saggiamente il freno? Subito e costi quel che costi? Ad esempio, a costo di interrompere drasticamente le forniture di energia con le conseguenti ridistribuzioni che questo implica. Ma non c’è alcun dubbio che meglio tremare per il freddo che tremare per la guerra». 

Paglia ricorda che il Papa «da tempo ci avverte: “stiamo vivendo una terza guerra mondiale ‘a pezzi’”. Quante sono le guerre già in atto nei diversi scenari geopolitici! Per ora sono scenari lontani dall’Occidente, in Africa o in Medio Oriente o in Asia, ora dentro la nostra stessa realtà, nei paesi vicini. Il rischio di venirne travolti è altissimo. Siamo sull’orlo dell’abisso. Non possiamo essere insipienti! Certamente in questo scenario drammatico dobbiamo rinforzare gli sforzi della diplomazia».  

«E ben vengano i colloqui di pace e gli incontri diretti tra gli interlocutori, come ad esempio l’annunciato vertice tra i due ministri degli esteri russo e ucraino previsto in settimana. Ma non basta. L’Occidente non deve scivolare nella logica del conflitto, nell’assuefazione che porta dritti verso una guerra globale e lo scontro di civiltà. Non c’è e non deve esserci uno scontro di civiltà per il puro e semplice motivo che la comunità umana è una ed una sola soltanto, pur nella diversità». 

Mons. Paglia punta il dito anche sulle responsabilità delle Chiese e delle tante divisioni: «Purtroppo le Chiese cristiane in questa parte dell’Europa sono divise. Un grande Patriarca del Novecento, Atenagora, diceva: “Chiese sorelle, popoli fratelli”. E, ovviamente, aggiungo io: “Chiese divise, popoli divisi”. Se la voce del Papa continua a levarsi per gridare pace, per implorare che si fermino le guerre – tutte le guerre – e per avvertire che siamo davvero sull’orlo della catastrofe, dobbiamo ascoltare e tornare al Vangelo perché ci racconta una vicenda attuale».  

«Gesù ha superato le prove (le tentazioni, di cui parlava il Vangelo di domenica scorsa) rifiutando di soggiacere alla logica del male per seguire la “forza debole” ma potente della parola, quella della pace. In seguito, fermò la mano del discepolo che con la spada voleva opporsi al suo arresto, accettando di morire ingiustamente. E da lì è partita la rivoluzione cristiana che ha cambiato per sempre il nostro mondo». 

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