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Oggi spendiamo per servizi quanto per il cibo negli anni ’50 | L’analisi dell’Istat

C’era una volta un’Italia che correva. Negli ultimi vent’anni si è fermata.

Il Pil pro capite in termini reali è aumentato di oltre dodici volte dall’Unità, nel 1861, al 2025, accelerando nel secondo dopoguerra per poi arenarsi in una lunga stagnazione.

A fotografare queste trasformazioni è l’Istat nel report “Storie di dati. I consumi cambiano insieme al Paese”, in occasione del 100esimo anniversario dell’istituto.

Il Paese rurale, dove gran parte della popolazione viveva in condizioni di sussistenza, è diventato una delle prime dieci economie industriali del mondo.

Oggi le famiglie spendono per nuovi consumi nei servizi quanto negli anni ’50 spendevano per il cibo, circa metà del loro bilancio.

Il 96,5% possiede almeno un telefono cellulare e solo il 36,4% ne ha uno fisso.

I consumi cambiano, ma le disuguaglianze restano: il divario nel Mezzogiorno rispetto alla media nazionale addirittura aumenta, dal 12% di settant’anni fa al 20% attuale.

Passi indietro emergono anche sul fronte sanitario.

La spesa per la salute pesa oggi per circa il 4% sui bilanci familiari, un livello superiore a quello del 1978.

Con la nascita del Servizio sanitario nazionale la spesa a carico delle famiglie era scesa rapidamente dal 3,9% fino all’1,3%, nel 1980, ma negli ultimi anni è risalita.

A incidere, osserva l’Istat, sono stati “la progressiva introduzione dei ticket, l’invecchiamento della popolazione e la maggiore attenzione alle cure”.

Negli anni cinquanta quasi l’80% dei consumi era destinato a soddisfare bisogni primari di alimentazione, abbigliamento e abitazione.

Oggi sono altre le spese forzate più pesanti e il cibo assorbe solo il 20% dei bilanci familiari.

Vestiti e scarpe pesano appena il 3,7%, un terzo rispetto al 1980.

Sono lievitate, invece, le spese per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili che rappresentano adesso la spesa principale: sono passate dal 15,9% del 1980, al 26,9% del 2000, fino al 35,7% nel 2024.

Una delle preoccupazioni più diffuse riguarda in particolare la spesa per i carburanti, che assorbe il 4,7% dei bilanci.

Si tratta di un livello superiore a quello toccato durante la crisi petrolifera degli anni Settanta (4,6%).

Lo shock successivo, nel 1980, aveva portato a un picco ancora superiore, l’8,7%.

Secondo dati Eurostat, relativi al 2020, rispetto alle altre grandi economie europee, in Italia, la spesa delle famiglie è relativamente più concentrata su casa, alimentari e trasporti, che pesano per oltre due terzi dei consumi.

In Francia e Germania, sono meno le spese obbligate e di più quelle per ricreazione, cultura e servizi ricettivi.

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