Sgravi contributivi, riduzione delle disuguaglianze nel mercato del lavoro, aumento del tasso di occupazione e l’introduzione di un salario minimo orario modulato dalla contrattazione collettiva. Passa da questi obiettivi la riforma del lavoro che Nunzia Catalfo ha in mente di effettuare, con una parte dei fondi del Recovery Fund.
La ministra del Lavoro ha annunciato, nel corso di un’audizione al Senato, le linee guida che ispireranno l’azione del governo. 11 sono i progetti rimasti sulla scrivania della Catalfo, tutti «accomunati dall’obiettivo di ridurre le disuguaglianze che ad oggi caratterizzano il mercato del lavoro italiano, puntando a realizzare un miglioramento non solo da un punto di vista quantitativo – in termini di aumento del tasso di occupazione – ma anche sotto il profilo qualitativo».
Le parole d’ordine della nuova riforma del lavoro
Un mercato del lavoro che sia più competente, più inclusivo, più trasparente, più digitalizzato e più sicuro. Catalfo ha sostenuto come sia fondamentale garantire «una maggiore adeguatezza dei livelli di reddito, attraverso l’ancoraggio della detassazione dei rinnovi contrattuali dei CCNL, all’introduzione di un salario minimo orario modulato dalla contrattazione collettiva. Nonché mediante il sostegno della contrattazione di secondo livello, quale strumento per accrescere la produttività a livello aziendale e riconoscere ai lavoratori benefici contrattuali ed economici come premio per i risultati raggiunti».
Per realizzare questi punti non basterà attuare i singoli progetti nell’ambito del Recovery Fund, ma bisognerà strutturare in maniera nuova il mondo del lavoro, cambiando la cultura per cui il lavoratore è un mero costo per l’azienda. Bisognerà investire prima di tutto sul capitale umano, in modo che il lavoratore non venga più considerato come voce di bilancio, ma risorsa, da far crescere e sulla quale investire.
«L’aumento del tasso di occupazione e la ripresa economica saranno sostenute da un’altra misura, di carattere trasversale rispetto alle altre già esaminate, consistente nella previsione di una temporanea riduzione del costo del lavoro che si sostanzierà nella concessione di sgravi contributivi. Ci prefiggiamo in tal modo di creare nuovi posti di lavoro, tenendo conto anche del diverso impatto prodotto dalla crisi sul piano territoriale, di genere e in particolare sui giovani».
Digitalizzazione e inclusione
Tema importante quello della digitalizzazione. La ministra del Lavoro ha annunciato «la definizione del fascicolo elettronico unico del lavoratore, integrando in modo interoperabile i dati presenti nelle banche dati di tutti i soggetti (istituzionali e non) coinvolti nella fase di ingresso al mondo del lavoro (Ministeri, enti territoriali, istituti previdenziali e assicurativi, servizi sociali, centri per l’impiego)». Così facendo si ottimizzerà «l’incontro tra domanda e offerta di lavoro», oltre a fornire un accesso unico per il cittadino, per le imprese e per gli operatori in modo da fruire informazioni certificate su tutto ciò che riguarda il mondo del lavoro, in maniera semplificata.
La chiusura della Catalfo riguarda l’inclusione, ponendo come obiettivo primario dello Stato quello di abbattere le disuguaglianze e raggiungere una piena equità sociale.
«Sono stati pertanto individuati interventi che mirano a garantire l’inclusione sociale sotto il profilo dell’inserimento lavorativo di fasce svantaggiate o a rischio emarginazione, o, ancora, a rischio di sfruttamento, perché impiegate in forme di lavoro irregolare, fenomeno purtroppo ad oggi largamente diffuso in alcune aree del nostro Paese e in determinati settori produttivi».








