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Nonostante i segni di distensione il rischio shock energetico è ancora alto | Lo scenario di Intermonte

Nello scenario dell’energia dopo l’annuncio della tregua Usa-Iran arrivano i “primi segnali di distensione, ma il rischio è ancora elevato”.

Così commenta Team Advisory & Gestione di Intermonte, con una view settimanale sulle principali tematiche globali e sull’andamento dei mercati finanziari.

Il contesto geopolitico in Medio Oriente — spiega il Team Advisory & Gestione di Intermonte — “resta il principale driver dei mercati finanziari, sebbene nelle ultime ore siano emersi i primi segnali di potenziale distensione.

Torna il ‘risk-on’ sui mercati, con l’arrivo di un’intesa preliminare tra Usa e Iran per l’instaurazione di un cessate il fuoco della durata di due settimane grazie alla mediazione pakistana.

L’accordo, giunto a ridosso della scadenza dell’ultimatum statunitense, prevederebbe la disponibilità da parte americana a discutere un piano in dieci punti proposto dall’Iran per la cessazione delle ostilità.

Tra gli elementi più rilevanti della proposta iraniana vi sarebbe, oltre all’interruzione degli attacchi verso la Repubblica Islamica e i suoi alleati regionali, anche il riconoscimento di una gestione congiunta dello Stretto di Hormuz tra Iran e Oman, accompagnata dall’introduzione di una tariffa di transito (stimata intorno ai 2 milioni per passaggio), destinata a finanziare la ricostruzione iraniana.

La reazione di Teheran rimane tuttavia improntata alla cautela: le autorità iraniane hanno confermato la partecipazione ai negoziati, pur dichiarando una “completa sfiducia” nei confronti della controparte statunitense.

I primi incontri diretti tra le parti sono attesi nei prossimi giorni in Pakistan”.

Nel frattempo — prosegue il Team Advisory & Gestione di Intermonte — “la situazione operativa nell’area resta estremamente delicata.

Nel Golfo Persico risultano attualmente presenti circa 800 navi, di cui oltre la metà impegnate nel trasporto di greggio e prodotti raffinati.

La ripresa regolare dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz rappresenta una condizione necessaria per una stabilizzazione duratura dei mercati energetici, mentre eventuali segnali di escalation militare verrebbero interpretati negativamente dagli operatori.

Nonostante le aperture diplomatiche, nella mattinata di mercoledì sono proseguiti attacchi iraniani verso diversi Paesi della regione, a conferma della fragilità del contesto.

Sul fronte dei mercati, queste dinamiche si sono tradotte in un rapido riprezzamento del rischio: le quotazioni di Brent e Wti hanno registrato un calo a doppia cifra (tra il -13% e il -15%), riflettendo uno scenario percepito come meno estremo rispetto ai giorni precedenti, ma ancora caratterizzato da elevata incertezza.

I prezzi dell’energia restano significativamente al di sopra dei livelli pre-conflitto, riflettendo un premio per il rischio geopolitico ancora incorporato nelle quotazioni”.

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