Sulla Stampa, Veronica De Romanis mette a confronto le proposte opposte dei due vicepremier sulle regole europee, giudicandole entrambe problematiche.
Critica l’idea di Salvini di “uscire” dal Patto di stabilità, ricordando che una strategia di violazione dei vincoli europei fu già tentata con il governo Conte I per finanziare Reddito di cittadinanza e Quota 100.
Quella scelta produsse più debito, nessun beneficio rilevante sull’occupazione e una dura reazione dei mercati, con aumento dello spread, costi maggiori per famiglie e imprese e successivo ritorno all’austerità. Riproporre quella strada significherebbe ripetere errori già pagati cari, soprattutto dai più deboli.
Più articolata ma politicamente poco realistica, secondo l’autrice, è la proposta di Tajani di usare il Mes, cioè ricorrere a debito europeo meno oneroso grazie alla garanzia comune. Sarebbe una soluzione potenzialmente vantaggiosa, come dimostrato già durante il Covid, ma ostacolata da anni di narrazioni politiche ostili, culminate nella mancata ratifica della riforma del Mes da parte del governo Meloni.
Il paradosso italiano, osserva De Romanis, è aver rinunciato anche in passato a strumenti che avrebbero consentito risparmi per timori ideologici o per il presunto “stigma” associato al Mes.
Ma per l’autrice il nodo vero è che il dibattito è mal posto: né più debito nazionale né nuovo debito europeo sono la risposta prioritaria.
Se si vogliono sostenere famiglie e imprese, occorre fare politica economica selettiva, intervenendo dentro la spesa pubblica esistente — oltre 1.150 miliardi — per destinare risorse ai redditi più fragili invece di incentivare consumi energetici.
La soluzione non è sfidare l’Europa né affidarsi a strumenti finora demonizzati, ma usare meglio le risorse già disponibili, facendo scelte politiche chiare e mirate.








