Cosa ci aspetta dopo la pandemia? Quale libertà avremo dopo il Covid? Se lo chiede Antonio Nicita, parlando dello «sproporzionato risalto mediatico» dato a una minoranza di scettici, sottolineato anche da Mattarella durante il suo discorso di fine anno. «Il tema della sproporzione, qui, non riguarda certo il rapporto fisiologico tra maggioranza e minoranza politica sulle indicazioni di policy».
«Né quello del dibattito scientifico, che è progredito di pari passo con la diffusione del virus. La sproporzione riguarda l’equivoco tra libertà di opinione e libertà di opinabilità di fatti verificabili e verificati. Specie quando si tratta di costruire il confronto politico nella sfera pubblica. Se ciascuno sceglie liberamente i propri fatti, la libertà d’opinione perde la sua natura “politica” e precipita in quelli che Papa Francesco ha chiamato “monologhi che procedono paralleli”», scrive su Avvenire.
«Lo “sproporzionato” dibattito sul tema della libertà di scelta in relazione alle politiche pubbliche su virus e vaccini ha, talvolta, toccato un argomento meritevole di discussione e approfondimento, per quanto non privo di paradossi e contraddizioni logiche: quello del rapporto tra libertà e “stato di eccezione”, tra normalità ed emergenza. Il pericolo ravvisato consiste nel rischio di una “normalità dell’eccezione”, cioè di abituarsi alle straordinarie limitazioni imposte in tempi di pandemia, cedendo, irreversibilmente, spazi della sovranità individuale dei cittadini».
«Un effetto ruota dentata» sottolinea l’editorialista «per il quale, una volta perse talune libertà, non si torna più indietro. La contraddizione, palese, in questo argomento consiste nel fatto che tra coloro che avvertono questo pericolo, si trovano assai spesso anche quanti rifiutano proprio quelle misure di contrasto che possono anticipare la fine dell’emergenza. Insomma, l’infodemia pandemica ci ha restituito intatti gli equivoci sulle nostre libertà di cittadini».
«Non soltanto su cosa ne è della nostra libertà in uno stato d’eccezione, ma soprattutto sulla ragione dei limiti alle nostre pretese di “super libertà”, fuori dai casi eccezionali. Perché, come ci ha spiegato Kant, se vogliamo la pace sociale perpetua, il limite delle libertà individuali è ciò che le definisce, non l’eccezione a esse. In altri termini, se non comprendiamo il valore della libertà, e dunque dei suoi limiti intrinseci, proprio nello stato d’emergenza che, opportunamente, la limita, difficilmente sapremo apprezzarlo quando la pandemia sarà solo un brutto ricordo».
Per saperne di più:








