Stefano Folli su Repubblica analizza quelli che definisce i ‘duelli per l’egemonia nelle due coalizioni’:
“Nonostante le somiglianze tra la linea dei Cinque Stelle e la posizione della Lega – scrive – esistono anche delle differenze. Salvini alza il tono perché deve restituire vigore ai suoi seguaci dopo anni assai appannati. Ma nessuno crede seriamente che si prepari ad aprire la crisi di governo. Accadrebbe, questo è vero, se pretendesse davvero di sostituire al Viminale il prefetto Piantedosi. Ma ovviamente non accadrà. Il vicepremier ha messo sul tavolo il problema, ma non ha indicato una data. Un tema che di sicuro non appassiona granché gli italiani.”
“Inoltre, come si è visto, c’è il tentativo di recuperare spazio sul piano internazionale, per quanto riguarda i contatti personali. Elon Musk adesso sembra più amico del Carroccio che della premier. Idem per Orbán, lo spagnolo Abascal e in fondo Marine Le Pen, quest’ultima da sempre più vicina a Salvini che a Giorgia Meloni. Il capo leghista ha giocato le sue carte e con questo ha spostato in modo definitivo il partito su posizioni di destra radicale (vedi anche l’abbraccio con Vannacci).”
“Non potrà più tornare indietro, almeno per i prossimi tre-quattro anni, il che rende ancora più inverosimile uno scenario di crisi. L’accusa a Meloni di inerzia nella vicenda dei dazi americani – fa notare Folli – è l’unica che in questo momento è in grado di danneggiarla. Ne deriva che il viaggio in America — di gran lunga il più importante della legislatura — deve dare qualche risultato. Raffreddare il clima, forse ottenere qualche tariffa più favorevole: e non solo per l’Italia. Non tutti in Europa seguiranno con simpatia la trattativa. Lei dovrà dimostrare doti diplomatiche non comuni e al tempo stesso guardarsi le spalle. Impresa al limite del temerario.”
“Quanto alla sinistra, il quadro è un po’ diverso. Non si può negare il successo in piazza di Giuseppe Conte e dei suoi. La politica estera atlantica, secondo la tradizione italiana, è stata stiracchiata e trasformata in una gragnola di colpi scagliati contro il “bellicismo” dell’Unione e del governo Meloni. Ma tutti, è inutile ripeterlo, hanno inteso che il vero obiettivo era il Pd.”
“Se Salvini ha potuto solo intaccare l’egemonia di FdI sul centrodestra – conclude – Conte è quasi riuscito a imporre quella dei Cinque Stelle su una parte almeno dei democratici di Elly Schlein.”








