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Negli Stati Uniti dilaga l’antisemitismo | L’analisi di Anna Foa

Anna Foa si occupa dell’antisemitismo dilagante negli Stati Uniti, dove – scrive – “si levano allarmi reali e si denunciano fatti e eventi davvero preoccupanti.

Perché l’antisemitismo esiste, cresce, si rafforza.

E gli Stati Uniti sono il paese in cui in questo momento l’allarme sull’antisemitismo coglie questioni reali e non solo propagandistiche.

Ad esempio, come definireste la lettera di dimissioni di Kent, il capo dell’Antiterrorismo, in cui si denunciava la lobby ebraica che aveva portato il presidente Trump a dimenticare il motto che lo aveva incoronato, «America first»?

E come definireste il vasto mondo dei sionisti evangelici, la loro attesa apocalittica del momento in cui tutti gli ebrei si battezzeranno, vecchio topos antigiudaico?

Basta il loro essere sionisti per non vedere in loro l’immagine dell’antisemita doc?

Come, guardando all’Europa, basta il sostegno a Netanyahu per cancellare l’antisemitismo delle destre estreme europee?

Le istituzioni americane di lotta all’antisemitismo, tutte o quasi, non solo quelle più di opposizione al governo israeliano, sottolineano nelle loro denunce il legame fra la crescita di un antisemitismo violento e la guerra contro l’Iran di Stati Uniti e Israele, pur non dimenticando che questa crescita era già iniziata dopo il 7 ottobre.

Non un antisemitismo all’origine delle guerre, dunque, ma le guerre all’origine dell’antisemitismo.

Se ne dedurrebbe che per limitare almeno questa crescita bisognerebbe porre fine alle guerre.

Ma Trump, e soprattutto Netanyahu, la vedono in maniera opposta: guerra all’antisemitismo come guerra e basta.

In un recentissimo articolo di Judy Maltz su Haaretz si analizza appunto il dibattito del tutto nuovo che sta nascendo negli Usa su questo tema.

Nuovo perché finora anche là, come ancora in Europa, ci si era limitati ad usare il velo dell’antisemitismo come copertura dell’appoggio indiscriminato alla politica di Israele o alla repressione delle proteste di studenti e docenti nelle università.

Ora, si cambia strategia di fronte all’emergere reale dell’antisemitismo, al fatto che siamo obbligati a ricordarci che il sangue sparso è più grave degli slogan gridati, e spesso non esiste fra loro un rapporto di causa-effetto”.

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